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Carta di soggiorno anche al coniuge dello stesso sesso

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L’uruguayano Omar ha sposato in Spagna l’italiano Mario. Secondo il tribunale di Reggio Emilia hanno il diritto di vivere insieme in Italia

Roma, 20 febbraio 2012 - Chi è sposato con un italiano ha il diritto di vivere in Italia anche se ha detto “sì” a una persona del suo stesso sesso.

È la conclusione a cui è giunto il Tar di Reggio Emilia, accogliendo il ricorso di un cittadino uruguayano contro la Questura che non voleva rilasciargli carta di soggiorno. Un documento richiesto in base alla legge sulla libera circolazione dei cittadini europei e dei loro familiari (d.lgs. 30/2007), come coniuge di un cittadino italiano.

Omar e Mario (nomi di fantasia) si sono sposati due anni fa a Palma di Mallorca. In Spagna i matrimoni omosessuali sono ammessi ormai da qualche anno, in Italia no e quindi la Questura sosteneva quindi di non poter concedere la carta di soggiorno a Omar, perché non poteva riconoscere uno status estraneo al nostro ordinamento.

Diversa la conclusione del giudice, secondo il quale l’autonomia dei singoli Stati nel definire al nozione di matrimonio per il diritto interno non è in contrasto con la tutela della libera circolazione delle famiglie dei cittadini europei. L’Italia, insomma, può non riconoscere legalmente il matrimonio di Omar e Mario, ma non può impedire loro di vivere insieme.

Elvio Pasca

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