I candidati albanesi, un segnale di piena inclusione oltre l’integrazione - Shqiptari i Italisë

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Della partecipazione attiva dei nostri connazionali nelle prossime elezioni amministrative e di Geri Ballo che concorre per le europee, Shqiptari i Italisë ha chiesto di offrirci le sue riflessioni anche a Gjergji Kajana, giovane pubblicista, laureato in Scenze politiche e Relazioni internazionali, impegnato col Partito Socialista albanese

 

Shqiptari i Italisë: Alle elezioni amministrative del 26 maggio in Italia sono candidati oltre 100 albanesi dal sud al nord del paese e in varie forze politiche. È una nuova prova della piena integrazione della comunità nella società italiane?

Gjergji Kajana: La massiccia partecipazione dei candidati albanesi nelle liste è la dimostrazione della piena inclusione della comunità albanese nella vita politica italiana. Questo inserimento inclusivo ha avuto diversi gradi: partito con la migrazione del ’91 (che spaventò l’Italia, facendola scrollare gli occhi per la fine della Guerra Fredda alle sue porte sull’Adriatico), è continuata con l’integrazione degli albanesi nella vita italiana. Ho avuto anch’io familiari di parenti venuti in Italia. Sono passati 28 anni dall’inizio dell’ondata di immigrazione massiccia albanese in Italia. Tutti e due i paesi sono cambiati: l’Albania in meglio perché si è aperta al mondo, l’Italia no perché sta spalancando le porte solo alle sue paure trasformandole in una profezia che si autorealizza. Bisogna impegnarsi a fermare questa deriva distruttiva per l’Italia e per tutti coloro che in essa ci abitano. Ora la nostra comunità, pienamente integrata in tre decenni, si immerge nella inclusione. La partecipazione politica in funzioni elette dai cittadini dimostra che l’inclusione ha avuto successo.
Io sono un laureato in Scienze Politiche e do una enorme importanza a questa inclusione politica, che ritengo il più alto grado di partecipazione albanese alla vita italiana. Per il patto sociale di ogni comunità è la politica a prendere le decisioni più gravose in questa comunità.

Come spiegherebbe le candidature di nostri connazionali con forze estremiste e di destra (Casapound, Lega, Fratelli d’Italia), che non nascondono l’astio verso gli stranieri?

La ritengo una scelta dettata dalla voglia di emergere nella vita pubblica, senza però fare prima una dovuta riflessione sull’influire di questa scelta per il meglio della vita comunitaria.
La ritengo insensata per un motivo politico molto pratico: le forze populiste non propongono soluzioni ai problemi della società. I problemi dell’Italia non sono causati da nessuna forza straniera, né dall’UE e né dai milioni di non italiani residenti nel paese o anche clandestini. In Italia questi problemi sono tanti e sono venuti a pettine nel mentre finiva la Guerra Fredda, trascinandosi fino ad oggi ed aggravandosi durante la crisi partita nel 2008 e di fatto – almeno nella testa delle persone – presente ancora oggi. Il più importante dei problemi è l’economia che cresce (quando cresce) a zero virgola, ma anche la mancanza di politiche sociali a favore degli italiani meno benestanti e dei stranieri già integrati, la pervadente burocrazia bizantina, l’alto debito pubblico e l’alta tassazione su imprese e lavoratori.
In tempi di crisi il bersaglio più facile, in pratica solo un capro espiatorio, diventa o quello meno vicino (come l’Unione Europea o più in specie ieri la Germania e oggi per i populisti italici anche Parigi, che non hanno causato nessun problema economico italiano) o il diverso in casa, come gli stranieri extracomunitari. L’immigrazione nel dibattito pubblico prende un rilievo più grande di quello che ha nella vita di tutti i giorni. Il perché può essere presto detto: il restringimento delle risorse (per la crisi economica) porta ad accusare come il male gli stranieri, considerati accaparratori indegni di queste risorse. Invece gli stranieri lavoratori in Italia contribuiscono alle entrate del sistema previdenziale e tributario in una misura più grande dei benefit che ne ricevono. Tantissimi di loro sono giovani e quindi non hanno ancora bisogno di questi benefit, ma solamente li accrescono. Questo li fa essere una risorsa per l’Italia, non un problema. Diventa cosi insensato entrare nei ranghi di forze politiche irragionevoli, che lucrano sulle paure delle persone per emergere esse senza badare veramente alla soluzione delle cause di queste paure. La visione di queste forze è effimera, basata sul sondaggio del giorno dopo e chi si candida per esse diventa strumento di una politica di non alto livello.
Prima gli italiani” è solo uno slogan identitario a breve respiro e non aiuta “in primis” gli stessi italiani perché è un palliativo.
Secondo me molti di questi candidati sono attratti dagli slogan apparentemente forti in tono e contenuti di queste forze, ma non capiscono che dietro le parole c’è il non rispettare la diversità e sopratutto una paurosa mancanza di visione per il futuro. Questo mentre la buona politica è visione e accettazione delle diversità, tentandole di unirle per creare un ambiente sociale in perenne progresso Gli albanesi fanno parte della diversità del paese Italia ed è una diversità che l’arricchisce in economie e valori, malgrado i vuoti slogan.

Tante le donne. Un bel passo avanti?

L’ambiente sociale albanese, imbevuto di molto inutile e dannoso maschilismo, non permette alle donne di emergere col pieno delle loro potenzialità. In Italia l’ambiente è diverso e questo permette alle donne di farsi coraggio – anche politico – molto più risolutamente. Penso che innalza i valori della nostra comunità la candidatura di cosi tante donne.
La parità di genere deve essere un “must” per la politica. Ogni retorica all’incontrario è figlia di una visione patriarcale. Non dimentichiamoci che nella politica italiana agisce ancora un monumento femminile come Emma Bonino, che a mio parere deve essere un esempio vivente per tutti coloro (non solo donne) che si occupano di politica.

Tra le tantissime candidature, ovviamente spicca quella di Geri Ballo, prima albanese d’Italia a concorrere per il Parlamento europeo. Cosa rappresenta una candidatura come la sua sia nel panorama politico italiano che per l’Europa in generale?

Senza alcun dubbio personale ritengo la candidatura di Geri Ballo all'Europarlamento la più interessante novità tra tutte le candidature albanesi: per il valore personale della candidata (giornalista, studiosa ed ex-diplomatica) e per la forza inclusiva del partito nel quale si candida, il Partito Democratico. È il principale partito antipopulista d'Italia ed è quello più inclusivo nei riguardi degli stranieri.
Geri ha avuto il grande coraggio di fare il salto di candidarsi per una carica elettiva europea e mantiene quello di dire di essere una candidata dell'inclusione dei stranieri in Italia, in funzione antipopulista. Per gli albanesi d'Italia il suo nome sulla lista per l'Europa di un grande partito è una vittoria di tutta la comunità. Noto con piacere che, oltre alla valorizzazione di politiche per i giovani (nel Centro-Sud la disoccupazione giovanile è una piaga secolare), tratta nei suoi discorsi anche l'importanza di attrarre per le regioni dove si candida dell’uso dei fondi strutturali europei proprio nell’ottica di questa attenzione a questi interventi.
Sono stato informato l’altro ieri del fatto che ha subito sui social media degli attacchi dai squadristi dell’odio per essersi espressa come l’anti-Salvini. Ha la mia piena solidarietà e penso non si abbatterà per niente da queste idiozie (da non sottovalutare) ma prenderà forza per l’ultimo rush della sua appassionante campagna.
Inoltre, sono del parere che se eletta, penso possa aiutare l'Albania nel percorso verso la UE facendo buon "lobbying" a Bruxelles. 

Le auguro con tutto il cuore di essere eletta. In quel caso, e al fine di aiutare l’Albania da Bruxelles, dovrebbe rapportarsi con i politici di Tirana da europarlamentare europea, ma lei conosce molto bene le istituzioni e io la vedo adatta a fare un ottimo lavoro.

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Alla fine, la maturità politica di tanti albanesi emigrati, dimostrata con la partecipazione massiccia a questa tornata elettorale, potrebbe essere un segnale per la politica albanese che dovrebbe tenere maggiormente conto della diaspora includendola attivamente in politica e non solo per lo sviluppo economico del paese?

È un segnale per la politica albanese che fuori da essa c’è già più di un embrione di classe politica futura anche per l’Albania. Le immissioni dalla diaspora nella politica nazionale albanese non mancano, ma sono insufficienti a cambiare in meglio il volto della classe politica in Albania. Il problema è che la classe politica albanese in media non è ancora a livelli tali da voler capire che queste immissioni la rafforzano in qualità e gli appassionati albanesi di politica perdono così l’incentivo ad entrarci. Inammissibile ma ancora vero. 

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