La riforma della cittadinanza in Senato. Che sia l’inizio di un lieto fine - Shqiptari i Italisë

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Dopo oltre un anno e mezzo dall’approvazione in Camera dei Deputati, la riforma per la cittadinanza delle secondo generazioni, oggi la prima discussione in Senato
Di Marco Pacciotti

È stato un "countdown" per tanti di noi che in questi anni hanno manifestato, parlato e raccolto firme a favore dello IUS SOLI. Oggi finalmente arriva in discussione al Senato nonostante l'ostruzionismo becero della Lega e l'atteggiamento pilatesco (per essere buoni) del M5S sempre più in asse politico-culturale con Salvini.

La conclusione di questo lungo percorso accidentato - iniziato con Livia Turco e seguito poi con Zaccaria e Sarubbi e tanti altri parlamentari - spero si concluda presto è bene. Quando accadrà per me sarà emozionante, non solo per la vittoria politica. Penso a quello che rappresenterà per quel milione di ragazzi nati o cresciuti in Italia. In questi anni ne ho incontrati tanti, di alcuni ho il piacere di essere diventato anche amico. Mi hanno raccontato storie di sogni e progetti , come è normale per chi è ventenne o ancora teenager. Storie fatte anche di frustrazioni e ansie per sentirsi discriminarli nella possibilità di sviluppare i propri percorsi di vita e professionali in quella che sentono la loro patria.

Ora siamo a un passo e non ci fermeremo. L'approvazione di questa legge andrà però ben oltre il riconoscimento della cittadinanza per questi ragazzi. Essa rappresenterà il riconoscimento di un cambiamento già avvenuto nella nostra società e in meglio. L'Italia dal giorno dopo sarà più aperta e coesa. Un segnale culturale forte, di quelli destinati a cambiare anche la percezione del quotidiano fra le persone comuni, lontane dalle contapposizioni ideologiche ed elettoralistiche che hanno determinato tanti ritardi nell'approvazione dello Ius Soli. Quelle stesse persone che i sondaggi dicono essere a favore di questa proposta con percentuali che da anni si aggirano sempre intorno al 70%. Una legge quindi che unirà il Paese rendendolo più coeso, aperto e soprattutto civile.