Thirrje për lirimin e Muharrem Gashit - Shqiptari i Italisë

Tema mërgimi

Pas botimit numrin e kaluar të artikullit mbi mbajtjen e padrejtë në burg të kosovarit akuzuar për vrasje, bashkëshortja e Gashit i dërgon  redaksisë së Botës Shqiptare këtë thirrje për sensibilizim:

Appello per la liberazione di Muharrem Gashi

Antichi testi sacri affermano che chi salva una vita salva il mondo. Per salvare una vita non è sufficiente la buona parola, occorre intervenire, “esserci”, mettersi in gioco, a volte rischiare.

Scrivo a Voi perché, come giornale, siete stati fra le poche testate a dare spazio alla triste vicenda di mio marito, Muharrem Gashi, a spezzare una freccia a favore di un innocente, illegittimamente detenuto da un anno. Per questo mi sento in obbligo di ringraziare la sensibilità ed il cuore dei giornalisti che hanno dato una speranza alla soluzione della tragedia di una famiglia; della mia famiglia. Grazie per aver dato voce al mondo formato da una famiglia di onesti lavoratori.

Grazie a Voi molti hanno letto della tristissima vicenda di mio marito, di una vittima innocente della tragedia della guerra del Kossovo, una pagina di storia che appartiene anche a loro, a noi tutti: la pagina di una sofferenza che nasce dall’odio pregiudiziale. Negli anni di permanenza in questo Paese ho sempre provato un sentimento di ringraziamento per l’Italia, per averci accolto, per averci dato la possibilità di lavorare e ritrovare la serenità che ogni famiglia cerca; di averci dato la speranza di un futuro assieme alla nostra bambina, cosa che non potevamo chiedere, in questo momento, alla nostra terra, l’amato Kossovo, che deve risollevarsi da un destino che la storia, amaramente, gli ha riservato.

In quest’ultimo anno, però, la mia gratitudine si è trasformata in disperazione e collera, quest’ultima è montata contro la criminale burocrazia che, prima, non ha estradato mio marito in Kossovo per essere processato dalle infamanti accuse mossegli, poi, dopo l’assoluzione avvenuta nel gennaio scorso, lo ha detenuto e lo detiene ancora nel carcere di Bologna, contro ogni ragionevole motivazione, allontanandolo ancora dagli affetti della famiglia, privando la piccola Floriana della dolcezza del padre e me della sua sicurezza ed energia.La collera contro l’ingiustizia che stiamo subendo è esplosa e mi ha fatto seriamente ammalare.

Mi rivolgo a Voi che avete già dimostrato correttezza professionale ed alto senso etico dando eco alle vicende in cui è incappato, suo malgrado, mio marito Muharrem Gashi, affinché riportiate sul Vostro giornale l’appello disperato di una moglie che non chiede solo la liberazione di suo marito, ma attraverso questa, vuole riconquistare la voglia di lottare per vivere, avere il riscontro che il   sentirci vicini ed il soffrire assieme allevia la nostra fatica di vivere ed esorcizza l’inquietudine di sentirci soli in un mondo che sembra volerci spingere al conflitto ed alla sopraffazione.

Ringrazio di cuore per quanto andrete a fare e Vi auguro, per parafrasare un vecchio detto albanese, che almeno la Vostra vita sia tutta zucchero e caffè, dove lo zucchero sta per dolcezza ed il caffè per energia.

Distinti saluti,
Xheva Gashi