Veprimtari - Shqiptari i Italisë

Presentazione a Bolzano del libro che raccoglie gli scritti di Alessandro Leogrande e Alexander Langer sull’Albania
Il 26 novembre, ore 18.00

Nga 10 deri më 30 nëntor në Pallatin Duemiglia

Otranto, 19 tetor 2019, nga ora 10:30 

“Fustanella – Ura që lidh Adriatikun” është aktiviteti që do të mbahet nesër nga mëngjesi deri në mbrëmje në Otranto. 

Një takim etnokulturor që do të shohë të gjithë bashkë arbëreshët italianë, për të diskutuar mbi elementet kulturore, antropologjike, historike dhe folkloristike që kanë bashkuar dhe dalluar ndër shekuj dhe vazhdojnë të bashkojnë dhe të dallojnë sot Italinë dhe Shqipërinë.

Një ditë feste korale e hapur për të gjithë me pjesëmarrjen e përfaqësuesve të komunitetit të Piana degli Albanesi, të komunitetit arbëresh të Kalabrisë dhe të Basilikatës dhe të San Marzano di San Giuseppe, dhe në të cilën do të theksohen veçantitë dhe kostumet tipike popullore, sidomos veshja femërore "Fustanella" dhe vallet tradicionale të zonave ku banojnë arbëreshët. 

Pasdite, në orën 18:00 Kursi i Valleve Tradicionale (i hapur për të gjithë) dhe performanca e studentëve të Institutit "F.L. Morvillo Falcone" të Brindisit.

Nga ora 19:30, spektakli i Trupës së Baletit të TKOB dhe prezantimi e performanca e grupit SHPIRTI ARBERESH nga Cerzeto (Cs) dhe e grupit salentin i LI UCCI ORKESTRA.

Aktiviteti është organizuar nga Agjencia Kombëtare e Diasporës, nën kujdesin e Ministri i Shtetit për Diasporën, në bashkëpunim me Polo BiblioMuseale të Puglias, Integra Solidale, Komunën e Otrantos. 

Hyrja është pa pagesë.

In italiano: FUSTANELLA - Il ponte che unisce l'Adriatico

Otranto, 19 ottobre, dalle ore 10:30

Un incontro etnoculturale che vedrà insieme gli arbëresh d'Italia, per discutere sugli elementi culturali, antropologici, storici e folkloristici che hanno unito e distinto nei secoli e continuano ad unire e distinguere oggi Italia e Albania.

Una giornata di festa corale aperta a tutti a cui parteciperanno rappresentanti della comunità della Piana degli Albanesi, della comunità arbëresh della Calabria e della Basilicata e di San Marzano di San Giuseppe, e in cui saranno messe in evidenza le peculiarità ed i costumi tipici popolari, soprattutto dell'abito femminile "Fustanella" e dei balli tradizionali delle zone in cui gli arbëresh risiedono.

Nel pomeriggio alle 18.00 è in programma il Corso di danze tradizionali (aperto a tutti) e l'esibizione degli studenti dell'Istituto "F.L. Morvillo Falcone" Brindisi.

Dalle 19.30 lo Spettacolo del Corpo di Ballo del Teatro Nazionale Albanese dell’Opera e del Balletto e la presentazione ed esibizione del gruppo SHPIRTI ARBERESH di Cerzeto (Cs) e del gruppo salentino de LI UCCI ORKESTRA.

La giornata è organizzata dall’Agenzia Albanese per la Diaspora in collaborazione con il Ministro per la Diaspora, Pandeli Majko, il Polo Biblio Museale della Puglia, Integra Solidale e il Comune di Otranto.

L’ingresso è libero. 

Lexo në gjuhën shqipe: FUSTANELLA - Ura që lidh Adriatikun

Dal 31 maggio al 2 giugno, alla Casa del Cinema a Roma, tanti film albanesi di recente produzione, corti e lunghi, e una serie di incontri tra gli addetti ai lavori per incentivare la cooperazione tra il mercato cinematografico italiano e quello albanese

Të premten më 24 maj në orën 15.00 në selinë e Partisë Radikale në Romë, takim mbi marrëdhëniet BE-Shqipëri

Oggi, venerdì 10 maggio alle ore 20, alla Gelateria Popolare, in via Goffredo Mameli, 6, Torino, Anilda Ibrahimi presenta il nuovo libro di Darien Levani "Tavolo numero sette", Edizioni Spartaco. Il romanzo, in uscita il 30 maggio nelle librerie, è in anteprima al Salone del libro di Torino nello stand R 128 Padiglione 3

Dopo il fortunato esordio con il thriller Toringrad, che nel 2017 ha vinto il Premio Glauco Felici Tolfa gialli & noir, l’avvocato e scrittore albanese torna in libreria con un nuovo romanzo Tavolo Numero 7 (Edizioni Spartaco), che alterna gli schemi del  legal thriller  a quelli del giallo investigativo per dare corpo a una vicenda ricca di colpi di cena che si svolge attorno a un tavolo di un pranzo di nozze.

Tavolo numero 7

Durante un matrimonio sei sconosciuti si ritrovano a condividere lo stesso tavolo, il numero sette. Stefano, collega dello sposo, giovane brillante e disinvolto, è seduto vicino a un uomo distinto che tutti evitano e guardano con sospetto. Ben presto la conversazione si concentra sul duplice omicidio di una madre e della figlia incinta che ha destato scalpore e polemiche perché l’unico imputato, un agente di recupero crediti, è stato giudicato non colpevole. Piano piano e con sempre più livore gli invitati cominciano a esprimere il proprio parere sulla sentenza, manifestando opinioni e pretese di imparzialità, che si scontrano con il freddo e professionale distacco degli uomini di legge. L’arco narrativo dura una manciata di ore, scandite dai momenti salienti delle nozze, dalla celebrazione in chiesa fino al taglio della torta. Nel frattempo Stefano si aggira tra le sale e nel giardino della grande villa scelta per il ricevimento, con l’intento di utilizzare il pacchetto di preservativi che si è infilato in una tasca prima di uscire e, perché no?, di risolvere il mistero sul delitto delle due donne.
A metà strada tra giallo investigativo e legal thriller, con prevalenza o dell’uno o dell’altro genere che si compensano e completano a vicenda, Tavolo numero sette è un romanzo sulla giustizia sociale, sul mondo mediatico e sull’influenza che ha nella percezione generale degli eventi. Un piccola perla.

Darien Levani

Classe 1982, avvocato, vive e lavora a Ferrara. Già autore di romanzi premiati in Albania, sua terra di origine, in Italia ha ottenuto i Premi «Nuto Revelli» e «Pietro Conti». Nel 2017, con il romanzo Toringrad, ha vinto il Premio «Glauco Felici» Tolfa Gialli e Noir. È vicedirettore del giornale online Albania News. Nel 2019 è stato insignito dal governo albanese del titolo Ambasador i Kombit (Ambasciatore della Nazione) per i suoi meriti letterari. È del 2019 il romanzo a metà strada tra il legal thriller e il giallo investigativo Tavolo numero sette.

Anilda Ibrahimi

Nata a Valona, ha studiato letteratura a Tirana. Nel 1994, Anilda Ibrahimi ha lasciato l’Albania, trasferendosi prima in Svizzera e poi, dal 1997, in Italia. Il suo primo romanzo Rosso come una sposa è uscito presso Einaudi nel 2008 e ha vinto i premi Edoardo Kihlgren – Città di Milano, Corrado Alvaro, Città di Penne, Giuseppe Antonio Arena. Per Einaudi ha pubblicato anche il suo secondo romanzo L’amore e gli stracci del tempo (2009 e 2011, di cui sono stati opzionati i diritti cinematografici, premio Paralup della Fondazione Nuto Revelli). I suoi romanzi sono tradotti in sei Paesi. Nel 2012 ha pubblicato, sempre per Einaudi, Non c’è dolcezza e, nel 2017, Il tuo nome è una promessa.

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Domenica 5 maggio al Teatro dei Dioscuri al Quirinale, un evento organizzato dall’associazione Occhio Blu Anna Cenerini Bova

Nell’Aula Magna del Liceo Statale “Francesco Vivona” di Roma, il 22 gennaio scorso è stata messa in scena, alla presenza di un folto pubblico, la lettura drammatizzata del “Il mio zio italiano”.

Il racconto, scritto da Eliza Çoba, è basato su una storia realmente accaduta ai familiari dell’autrice. Gli alunni hanno assistito con fervido interesse alla rappresentazione, risultando emotivamente coinvolti da un racconto privato avvenuto in un periodo storico che va dalla fine della II Guerra Mondiale sino ai giorni nostri ed ambientato in Albania, una nazione poco conosciuta ai più ma di fatto così vicina.

Lo spettacolo, intriso di momenti drammatici e struggenti, è stato magistralmente diretto dal regista Ottavio Costa che ha saputo coniugare le immagini storiche di repertorio con il testo interpretato con pathos ed intensità dall’attrice Anita Pagano. La colonna sonora che ha accompagnato la lettura è stata intervallata dagli interventi musicali dal vivo della cantante lirica, il soprano Ana Lushi, offrendo un nitido spaccato della musica tradizionale albanese.

Il vivo coinvolgimento dei ragazzi è stato altresì stimolato da un notevole impegno dei professori che hanno spinto gli allievi ad approfondire il periodo storico del racconto.

Inoltre, per volontà di Eliza Çoba e di Simonetta Ceglie, entrambe membri dell’Associazione Occhio Blu Anna Cenerini Bova     e sostenitrici dell’iniziativa, si è preferito affidare il momento introduttivo dello spettacolo a due volenterosi alunni, Riccardo e Matteo, che nei giorni precedenti, con grande responsabilità e passione, hanno rinvenuto molta documentazione sulla storia e la geografia dell’Albania, presentandola a loro volta ai compagni in aula.

Un piccolo ponte è stato costruito, sopra il quale hanno camminato i giovani romani del Liceo Vivona e a metà cammino hanno incontrano persone venute da lontano.

Da questo incontro fatto di sguardi, emozioni e comunicazione, i ragazzi scoprono che nessuno è così lontano come sembra. Scoprono che l’altra gente al di là del ponte, è molto più vicina e affine di quanto loro immaginassero. Tutti si sono incamminati, e poi in un giorno fortunato, si sono incontrati.

Il mio zio italiano di Eliza Çoba
Lettura scenica di Anita Pagano
Con la partecipazione di Ana Lushi soprano
Regia di Ottavio Costa
Aiuto tecnico Paolo Andriuoli

Lexo edhe: Il mio zio italiano: storia di un amore ai tempi della dittatura in Albania