Veprimtari - Shqiptari i Italisë

Domenica 5 maggio al Teatro dei Dioscuri al Quirinale, un evento organizzato dall’associazione Occhio Blu Anna Cenerini Bova

Nell’Aula Magna del Liceo Statale “Francesco Vivona” di Roma, il 22 gennaio scorso è stata messa in scena, alla presenza di un folto pubblico, la lettura drammatizzata del “Il mio zio italiano”.

Il racconto, scritto da Eliza Çoba, è basato su una storia realmente accaduta ai familiari dell’autrice. Gli alunni hanno assistito con fervido interesse alla rappresentazione, risultando emotivamente coinvolti da un racconto privato avvenuto in un periodo storico che va dalla fine della II Guerra Mondiale sino ai giorni nostri ed ambientato in Albania, una nazione poco conosciuta ai più ma di fatto così vicina.

Lo spettacolo, intriso di momenti drammatici e struggenti, è stato magistralmente diretto dal regista Ottavio Costa che ha saputo coniugare le immagini storiche di repertorio con il testo interpretato con pathos ed intensità dall’attrice Anita Pagano. La colonna sonora che ha accompagnato la lettura è stata intervallata dagli interventi musicali dal vivo della cantante lirica, il soprano Ana Lushi, offrendo un nitido spaccato della musica tradizionale albanese.

Il vivo coinvolgimento dei ragazzi è stato altresì stimolato da un notevole impegno dei professori che hanno spinto gli allievi ad approfondire il periodo storico del racconto.

Inoltre, per volontà di Eliza Çoba e di Simonetta Ceglie, entrambe membri dell’Associazione Occhio Blu Anna Cenerini Bova     e sostenitrici dell’iniziativa, si è preferito affidare il momento introduttivo dello spettacolo a due volenterosi alunni, Riccardo e Matteo, che nei giorni precedenti, con grande responsabilità e passione, hanno rinvenuto molta documentazione sulla storia e la geografia dell’Albania, presentandola a loro volta ai compagni in aula.

Un piccolo ponte è stato costruito, sopra il quale hanno camminato i giovani romani del Liceo Vivona e a metà cammino hanno incontrano persone venute da lontano.

Da questo incontro fatto di sguardi, emozioni e comunicazione, i ragazzi scoprono che nessuno è così lontano come sembra. Scoprono che l’altra gente al di là del ponte, è molto più vicina e affine di quanto loro immaginassero. Tutti si sono incamminati, e poi in un giorno fortunato, si sono incontrati.

Il mio zio italiano di Eliza Çoba
Lettura scenica di Anita Pagano
Con la partecipazione di Ana Lushi soprano
Regia di Ottavio Costa
Aiuto tecnico Paolo Andriuoli

Lexo edhe: Il mio zio italiano: storia di un amore ai tempi della dittatura in Albania

Mostra internazionale al Museo Castromediano di Lecce, dal 20 dicembre 2018 al 3 febbraio 2019. L’inaugurazione, giovedì 20 dicembre, alle ore 17 

Gli ottocenteschi spazi della chiesetta del Collegio “Argento”, sede del Museo Castromediano di Lecce, ospiteranno dal 20 dicembre al 3 febbraio 2019 la mostra internazionale dal titolo “Giorgio Castriota Scanderbeg. Un eroe albanese in Puglia”.

Saranno circa 30 i reperti storici, artistici e documentari in gran parte provenienti dal Museo Storico Nazionale di Tirana ma anche dall’Archivio di Stato di Milano e dalla Pinacoteca Ambrosiana di Milano, dai musei civici “Pietro Cavoti” di Galatina e “Ugo Granafei” di Mesagne e dal Centro Studi Scanderbeghiani di Lecce, che ci parleranno delle storiche relazioni intercorrenti tra i due paesi affacciati sulle sponde opposte del mar Adriatico nel 550 anniversario dalla morte di Giorgio Castriota Scanderbeg.

La mostra rappresenta il prologo di una collaborazione tra i musei di Lecce e Tirana che si concretizzerà in un prossimo futuro con l’organizzazione condivisa di altri eventi espositivi.

L’inaugurazione è prevista per giovedì 20 dicembre, alle ore 17, alla presenza dell’Ambasciatore albanese in Italia Anila Bitri, del Console Generale d’Albania Adrian Haskaj, della rappresentante del Ministro della Cultura albanese in Italia, Ledia Mirakaj, dell’Assessore alla Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, Loredana Capone, del Presidente della Provincia di Lecce, Stefano Minerva, del Soprintendente ABAP per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, Maria Piccarreta, del direttore del Polo Biblio-museale di Lecce, Luigi De Luca e del direttore del Museo di Tirana, Dorian Koci.

Nell’occasione il professore Pellumb Xhufi, storico del medioevo, già Ministro degli Esteri e Ambasciatore d’Albania in Italia e Alessandro Scanderbeg del Centro Studi Scanderbeghiani di Lecce, terranno una conferenza sulla figura di Giorgio Castriota Scanderbeg e su ciò che questo eroe nazionale albanese ha rappresentato non solo per l’area balcanica ma per l’Occidente intero.

Il progetto nasce da una cooperazione tra il Museo Storico Nazionale di Tirana ed il Museo Sigismondo Castromediano di Lecce, sostenuti dal Ministero della Cultura d’Albania e dalla Regione Puglia con il Polo Bibliomuseale di Lecce e con la preziosa collaborazione del Ministero dei Beni e Attività Culturali con le Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto ed Archivistica e Bibliografica di Puglia e Basilicata.

All’iniziativa partecipano, inoltre, la Provincia di Lecce, la Fondazione Gramsci di Puglia, il Centro Studi Scanderbeghiani di Lecce, l’associazione Integra Onlus e Besa editrice.

Corrado Ficco

 

 

Con una mostra d'Arte e Cultura Albanese, aperta al pubblico dal 28 novembre al 5 dicembre ed un grande convegno che si tiene il 28 novembre a Bari si festeggiano i 106 anni di Indipendenza in Albania

Attraverso una Mostra d'Arte e Cultura Albanese ed una giornata dedicata a testimonianze e approfondimenti, il tutto organizzato e curato dall’artista e scultrice Ledi Shabani in collaborazione con il Consolato Albanese a Bari, si vuol offrire al pubblico di Bari e della Puglia una vetrina dell'Albania.

Rappresentare la cultura e la tradizione albanese tramite opere d'arte come: quadri, mosaici e fotografie con l’ausilio inoltre di filmati, gastronomia, musica, danze tipiche e racconti. Opere di artisti Albanesi residenti in Italia e di artisti Italiani che sono stati ispirati dalla storia e dalla cultura del “Paese delle Aquile”.

Oltre alle opere, la giornata del 28 novembre è arricchita da testimonianze e racconti legati ai costumi ed alle tradizioni, analisi e osservazioni su temi politici ed economici, in un convegno che vede la partecipazione di tante istituzioni e personalità di spicco della cultura, arte, giornalismo (vedi programma).

Rafforzare i legami dei due paesi, Italia e Albania, il cui punto di incontro è la città di Bari, che “ospita” così l'Albania nei giorni che ne ricordano l'indipendenza in uno spazio aperto al pubblico – Sala Colonnato del Palazzo della Provincia di Bari, Lungomare Nazario Sauro, 29 – ad ingresso libero.

Mercoledì 28 Novembre 2018 dalle ore 12:30 il convegno e dalle ore 16:00 l’inaugurazione della Mostra che rimarrà aperta al pubblico fino al 5 Dicembre 2018 con orario da lunedì a venerdì dalle 9:00 alle 19:00 e sabato e domenica dalle 9:00 alle 13:00.

 

 

A Udine il 1 dicembre una festa per i 106 anni dell'Indipendenza dell'Albania. Con la professoressa Lucia Nadin, lo scrittore Darien Levani  e il concerto del gruppo artistico Iliria. Giornata organizzata dall’associazione italo-albanese INSIEME e il Dialogo Creativo

Sabato 1 dicembre a Udine si festeggeranno i 106 anni dell'Indipendenza dell'Albania, all'Auditorium Madrassi di Via Gemona 66. Alle 17:45 l'evento si aprirà con un dibattito sull’integrazione delle antiche e delle recenti comunità albanesi in Italia, un intreccio di culture che parte tanti secoli fa, assieme a due ospiti d'eccezione: la professoressa Lucia Nadin, una dei maggiori esperti di Albania nel nostro paese, premiata recentemente dall’Accademia delle Scienze Albanesi per la sua opera “Albania ritrovata” dedicata all’eroe nazionale Scanderbeg, in occasione dei 550 anni dalla sua scomparsa, e lo scrittore e l’avvocato Darien Levani, classe 1982 in Italia dal 2000, che presenterà invece il suo ultimo libro "Toringrad", per Spartaco Editore. A condurre il dibattito, Elisa Cozzarini, giornalista e scrittrice, una delle curatrici della rassegna culturale pordenonese "Il dialogo creativo".

A seguire, il concerto del gruppo artistico Iliria, una formazione i cui componenti, circa una decina, interpretano balli e musiche tradizionali albanesi. Ormai i loro concerti sono numerosi sia in Veneto che in Friuli Venezia Giulia.

I cittadini stranieri presenti regolarmente in Friuli Venezia Giulia sono 106.652, l'8,8% della popolazione residente. Un terzo degli stranieri residenti in regione sono originari di due soli Paesi: Romania e Albania e la seconda nazionalità più numerosa, dopo quella romena, è l'albanese, con 10.660 persone, in base ai dati Istat del 1 gennaio 2018, a cui sfuggono però i numeri dei tanti cittadini di origine albanese con nazionalità italiana.

L'appuntamento nasce dalla collaborazione tra l'associazione italo-albanese Insieme, nell'ambito del progetto "Dialogando" e la rassegna "Il dialogo creativo", e viene realizzato grazie al partenariato del Comune di Udine e del Comune di Porcia e al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, per cui sarà presente Fabrizio Cigolot, assessore alla Cultura e i Progetti Europei del Comune di Udine.

L'ingresso è libero fino a esaurimento posti.

I festeggiamenti si concluderanno con un rinfresco solo su prenotazione presso la Casa della Contadinanza al Castello di Udine.

Di Maria Franzé

Nella Casa della Memoria a Roma, il 6 novembre 2018, l’Associazione culturale “Occhio Blu - Anna Cenerini Bova” e il Circolo “Gianni Bosio”, e con il patrocinio dell'Ambasciata della Repubblica D'Albania in Italia, hanno presentato Il mio zio italiano di Eliza Çoba, lettura scenica di Anita Pagano, con la partecipazione del soprano Anna Lushi e la regia di Ottavio Costa.

Il racconto ambientato in Albania, nella città di Scutari, narra le vicende realmente accadute in una famiglia travolta dai venti nefasti della Storia.

Gli eventi si dispiegano tra i due disastrosi fallimenti del ventesimo secolo: fascismo e comunismo. L’autrice, avvalendosi dei ricordi della sua famiglia, traccia un esaustivo affresco umano e politico del suo Paese e del suo popolo all’epoca della guerra e della dittatura. 

La narrazione si sviluppa intorno al rapporto d'amore tragico e poetico di una zia materna della Çoba con un giovane militare dell’esercito italiano e  prigioniero di guerra proprio nel Paese delle Aquile: qui, conosciuta la bella fanciulla,  la detenzione si trasformò nella "sua dolce prigione". I due giovani innamorati dopo un breve fidanzamento si sposarono, guardando con fiducia al futuro e alla tanta vita che li aspettava.

Ma la loro felicità fu bruscamente trasformata in dramma per una cinica "ragion di Stato” che li separò per sempre: il marito rientrò obbligatamente in Italia, mentre la donna fu costretta a vivere in Albania. I novelli sposi, dopo il loro brevissimo idillio, non si videro mai più. 

Con la caduta del comunismo, la Çoba, finalmente “libera” di viaggiare, come tanti suoi connazionali, lasciò l'Albania per raggiungere  l'Italia dove, in seguito ad un'appassionata ricerca, riuscì a rintracciare il mitico zio italiano di cui sua madre le aveva tanto parlato. 

La ragazza si trovò davanti un anziano signore che l'accolse con felice commozione. Poi, tra un bicchiere di liquore e l'altro, l’uomo le raccontò dei suoi anni in Albania, della compianta giovane moglie e del loro amore infelice, dei suoi dolci ricordi, di persone e di una società scomparsi, divorati dal tempo. Ma le narrò anche tutto il male vissuto e ricevuto e la tortura subita sia nelle carceri naziste che durante il regime di Enver Hoxha, instauratosi subito dopo la fine del conflitto mondiale e persistito fino al 1990. L’anziano zio, dopo il suo lungo racconto, chiese alla nipote la promessa di ricordare e raccontare la sua storia personale sotto le due dittature e, soprattutto, la sua storia d’amore incompiuta con l’amata moglie albanese, paradigma della spietata disumanità dei totalitarismi.  Per non dimenticare, certo, perché “chi dimentica il passato è destinato a ripeterlo”, ma anche per evidenziare, in maniera decisa, l’importanza fondamentale del diritto sacro e inviolabile della libertà.

La Çoba ha realizzato egregiamente la richiesta dello zio e, grazie al suo impegno, alla lettura magistrale della Pagano sotto l’ottima supervisione di Costa, un pubblico numeroso, attento e commosso ha potuto conoscere le drammatiche vicende di una famiglia e di un popolo vissuti sotto il giogo di un regime crudele e spietato. La lettura scenica del Il mio zio Italiano è stata corredata dalla suggestiva musicalità canora della Lushi e dalla proiezione di fotografie e video inediti di rilevante valore storico. Le foto sono state messe a disposizione con generosità dall'Archivio di Mark Gjon Pali, Kolë Dabërdaku, Bep Çoba e Adrian Luli. Mentre i filmati sono stati gentilmente concessi dall'Archivio Centrale del Film albanese, diretto dalla dott.ssa Iris Elezi e dal Luogo della testimonianza e della memoria di Scutari. Grazie alla Responsabile dell'educazione, della gioventù e dello Sport, Vinifreda Gazulli sia il Comune di Scutari che il Teatro Migjeni hanno concesso il proprio Patrocinio.

La musica molto evocativa è opera del maestro Zef Çoba e altrettanto si è potuto ascoltare l’arrangiamento delle canzoni scutarine (le jare) opera del musicista Kol Laca. Nel numeroso pubblico in sala, presenti anche illustri personalità albanesi e italiane: l’ambasciatore Mario Bova, presidente dell’Associazione “Occhio Blu - Anna Cenerini Bova”; Mauro Geraci, antropologo e cantastorie; la professoressa Annarosa Iraldo; Ledia Mirakaj, primo segretario del Ministero della Cultura Albanese; Alessandro Portelli, storico, critico musicale e anglista italiano; Luigi Maria Lombardi Satriani, antropologo ed ex politico italiano.

Lo spettacolo ha avuto un grande successo di pubblico ed è stato seguito da tanti complimenti per l'autrice del testo Eliza Çoba e per l'interpretazione dell'attrice Anita Pagano e della cantante lirica Ana Lushi. Di seguito ne riportiamo solo alcuni:

 

 

 

Martedì 6 novembre 2018 a Roma

“Il mio zio italiano” scritto da Eliza Çoba, regia di Ottavio Costa, con Anita Pagano e la partecipazione del soprano Ana Lushi, è la messa in scena di una drammatica vicenda, “la piccola Storia” delle singole persone e famiglie, che offre una lente di ingrandimento di grande aiuto per capire la “grande Storia” dei popoli e contribuisce ad attivare e mantenere viva la memoria presso le seconde generazioni di albanesi all’estero e presso coloro che si avvicinano all’Albania.

Assistendo a questa lettura drammatizzata si potranno ritrovare o conoscere nomi, volti e fatti narrati, partecipando alla “MEMORIA COLLETTIVA CONDIVISA”, da alimentare e coltivare come maggior deterrente al ripetersi delle tragedie dei popoli.

“Il mio zio italiano” sarà presentato martedì 6 novembre 2018, ore 18.15 alla Casa della Memoria e della Storia, in Via di S. Francesco di Sales, 5, in Roma. L'ingresso è libero.

L’evento è organizzato dall’associazione Occhio Blu Anna Cenerini Bova in collaborazione con il Circolo Gianni Bosio.

La sala della prestigiosa Galleria “Domus Romana”, ubicata nel centro storico di Roma e precisamente in via Quattro Fontane, è la location che ha ospitato la recente mostra personale della nota pittrice kosovara Majlinda Kelmendi.

La famosa artista figurativa, nata a Tirana, crea avvalendosi di strumenti quali la Pittura, la Fotografia e le Installazioni. Le sue opere sono state esposte in numerosi paesi del mondo: Austria, Belgio, Bulgaria, Germania, Polonia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti e Ungheria. 

La Kelmendi dal 2008 è la direttrice artistica del progetto multimediale internazionale “Net-Network 2008 -2018”. Attualmente è anche Professoressa Ordinaria di Arte concettuale e nuovi media presso la Facoltà di Belle Arti dell'Università di Pristina.

Link to origin è il titolo della mostra presentata a Roma che, propone in chiave simbolista il rapporto che c’è tra l’uomo e l’universo che lo ospita. Un legame che influenza, plasma e trasforma in un divenire continuo. E l'artista riflette e enfatizza i concetti chiave di questa trasformazione. Le Opere, esposte al vernissage, sono dominate da immagini dai colori vibranti, evocano scene di nascita e morte e la pittura acrilica è una delle tecniche che ha utilizzato.

La sua arte è influenzata dai ricordi personali, condizionati dagli eventi storici che hanno segnato tragicamente, nel recente passato, il suo Paese.

La Kelmendi veicola, con la potenza visiva della sua ampia produzione artistica, l'importanza del progresso umano fondato sul coordinamento e il dialogo tra diversi campi e culture di cui l’arte è espressione. Siamo nati diversi e l’unica scelta possibile per un futuro migliore è nel confronto e nel dialogo. Quando sono assenti il confronto, il dialogo e l’integrazione, la storia del passato ce lo insegna, il rischio di un ritorno alla barbarie è un pericolo reale. Solamente nel confronto e nell’accoglienza “dell’altro”, del “diverso” da noi che creiamo la nostra identità, rimanendo in connessione continua tra emozione e razionalità, e progrediamo nella bellezza e nell’umanità.

L’evento artistico di portata internazionale, svoltosi il 22 settembre 2018, è stato patrocinato da Ambasciata del Kosovo a Roma, Ministero per la Diaspora e gli Investimenti Strategici del Kosovo, Ministero della Cultura e dello Sport Kosovo, B17architects, Galleria Domus Romana Roma.

Di Maria Franzè & Eliza Çoba

 

Mercoledì 4 luglio 2018. Con incontro, aperitivo e spettacolo teatrale dedicati alla comunità albanese prende il via la rassegna di Catalyst per l'Estate Fiorentina 2018

Si chiama LONTANO DA DOVE – Terre di mezzo la rassegna di Catalyst per l'Estate Fiorentina 2018 fatta di teatro, musica, letteratura, arte, laboratori: un progetto multidisciplinare che indaga la periferia prestando particolare attenzione alle problematiche dell’immigrazione e dell’integrazione nella società contemporanea. I temi sono le nuove frontiere, essere migranti oggi, essere un cittadino di seconda generazione in Italia e ancora inclusione, accoglienza e identità.

L’anteprima della rassegna, mercoledì 4 luglio 2018 presso la Biblioteca Filippo Buonarroti in Viale Guidoni, 188 Novoli – Firenze, sarà dedicata alla comunità albanese presente sul territorio.

Alle ore 21:00, verrà presentato al pubblico lo spettacolo teatrale ALBANIA CASA MIA, di e con Aleksandros Memetaj, regia di Giampiero Rappa, produzione Argot.
Si tratta di divertente e commovente lavoro autobiografico di un giovanissimo e bravissimo attore e autore, Vincitore del Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria 2016 e del Premio Avanguardie 20 30 – Bologna.
Albania casa mia è la storia di un figlio che crescerà lontano dalla sua terra natia, in Veneto, luogo che non gli darà mai un pieno senso di appartenenza, ma è anche la storia di un padre, dei sacrifici fatti, dei pericoli corsi per evitare di crescere suo figlio nella miseria di uno Stato che non esiste più e quella del suo grande amore nei confronti della propria terra d'origine. 
Albania, correva l’anno 1991. Il regime comunista che per più di 45 anni aveva controllato e limitato la libertà dei cittadini albanesi è ormai collassato. Migliaia di persone cercano di scappare partendo dai porti di Valona e Durazzo con navi e pescherecci diretti verso l’Italia. Tra questi c’è anche Alexander Toto, trentenne che giunge a Brindisi a bordo del peschereccio “Mirëdita” (Buongiorno). In quel peschereccio c’è anche Aleksandros Memetaj, bimbo di 6 mesi…

Lo spettacolo sarà preceduto, alle ore 19.30, da un INCONTRO INTERCULTURALE con Arbër Agalliu, giornalista di Albania News, video maker e portavoce del movimento "Italiani senza cittadinanza", e Afërdite Shani, presidente di ICSE (International Center for Southern Europe) e presidente della comunità albanese di Pistoia e Firenze. Seguirà un APERITIVO a cura di Pane, amore e fantasia di Lulzim Vulashi.

L’ingresso è libero e per maggiori informazioni si può contattare Catalyst Compagnia Teatrale al 
telefono: 055.331449 / 346.0034249
e-mail: info[at]catalyst.it