Veprimtari - Shqiptari i Italisë

Nella splendida cornice della suggestiva Sala Accademica dell’Istituto Pontificio di Musica Sacra, sabato (27 maggio) pomeriggio, a Roma, si è tenuto il concerto “Scutari Mater Nostra”, voluto ed organizzato sotto il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica d’Albania presso la Santa Sede e Ordine di Malta, in occasione del 550esimo anniversario della Madonna di Scutari.

Il Capo della suddetta Ambasciata, Sua Eccellenza Visar Zhiti, ha ringraziato gli innumerevoli ospiti, albanesi e italiani, che gremivana la sala all'inverosimile. Inoltre ha ricevuto gli illustri invitati del Corpo Diplomatico accreditati in Vaticano e l'arcivescovo della diocesi albanese Sua Eccellenza Mons. Angelo Massafra, dando a tutti il benvenuto e invitando i presenti a vivere questo momento come un dono concesso dalla Madonna di Scutari. Ricordando che la figura simbolo dell’amore materno, ma anche dell’amore fraterno, la Madonna del Buon Consiglio, unisce il popolo albanese e quello italiano in una univoca e celestiale devozione.

La serata è stata delineata dalla reciproca collaborazione artistica tra gli interpreti albanesi ed italiani; i brani eseguiti hanno riflesso la poliedricita e le capacità degli esecutori.

Sul palco sono saliti dei veri professionisti e maestri nell'ambito musicale. Come il grande tenore Piero Giuliacci , che ha solcato i maggiori teatri del mondo. Con suo timbro vocale e la sua interpretazione , è uno degli ultimi rappresentanti del bel canto italiano. Ha deliziato il pubblico con la sua potente esecuzione dei brani: “Oh, tu che in seno agli angeli” tratto dall'opera “La forza del destino” di G. Verdi e “Come un bel dì di maggio” da “Andrea Chenier” di Umberto Giordano, suscitando l'entusiasmo dell'intera sala e duettando, in un crescendo di emozioni, con la soprano Ana Lushi, in ‘Già nella notte densa”, tratto dall’opera Otello di Giuseppe Verdi.

Ed è proprio l’artista Ana Lushi, scutarina, conosciuta da un vasto pubblico di melomani, protagonista di innumerevoli interpretazioni in diversi teatri e sale concertistiche , ad emozionarci con il suo inconfondibile colore di voce, tale da valergli la denominazione di “Voce d'Angelo”. Il soprano Ana lushi ha interpretato magistralmente il brano “C’era una volta il west”, dell'autore premio Oscar Ennio Morricone, per proseguire con il complesso brano: “Tu, che le vanità” tratto dall’opera di Don Carlo di G. Verdi e per concludere con il meraviglioso brano “Ebben, ne andrò lontano” tratto dall’opera La Wally, di A. Catalani. Le esibizioni del tenore italiano e della soprano albanese sono stati magistralmente accompagnati al pianoforte dall'eccelente maestro Davide Clementi, che ha espletato le sue capacità concertistiche eseguendo il brano”Danza del fuoco” di Manuel De Falla.

Durante la serata si sono intrecciati i capolavori della musica classica mondiale e le composizioni di artisti albanesi. Si è esibito con “Viaggio nella memoria”, un brano da lui composto, un altro artista albanese, Lodi Luka, il quale sebbene molto giovane, ha mostrato a una maturità artistica di alto livello.

Inoltre sono stati invitati salire sul palco i bravissimi artisti della Formazione d’archi, composta dai violini Francesk Marashi, Alessandra Formichella, Luigi Martino, Florian Lekaj e dalla violincellista Laura Bregu; tutti diretti in modo ecccellente dal maestro Tonin Xhanxhafili.

Hanno entusiasmato la sala suonando i brani: Elegji, composta dal grande maestro Zef Çoba, e dedicato al fondatore della Scuola di Violino dell’Albania, l’insostituibile Maestro Gjovalin Xhanxhafili; Umoresca, composto dal maestro Gjovalin Xhanxhafili e “Meditation” di Jules Massenet, eseguiti entrambi dal direttore artistico Tonin Xhanxhafili, che dopo essersi esibito con il suo violino, ha ringraziato il Liutaio e realizzatore sig. Luciano Improta.

Eliza ÇobaLa successiva esecuzione ha visto avvalersi di uno strumento raro e di inestimabile valore: Il Grande Organo Mascioni, che ha regalato ai presenti emozioni forti, soprattutto perché suonato dal bravissimo artista albanese Oliver Gruda, che si è esibito con il brano: ‘Toccata in re minore” di J. S. Bach. Per finire la Formazione Orchestrale ci ha regalato il brano “Toreador” tratto dall'opera “Carmen” di Bizet.

I presenti, inoltre, hanno avuto modo di ascoltare l’intervento del giornalista di Radio Vaticana, il sig. Graziano Motta, che ha ribadito il concetto della fratellanza tra i nostri popoli, di questo sentimento che ha saputo resistere nel tempo, nonostante le intemperie che il secolo scorso ha riservato soprattutto al popolo albanese, che oggi attraverso i suoi artisti porta la musica agli Angeli, pregandoli di essere i custodi delle nostre anime, affidandole all’amore eterno di Maria.

Eliza Çoba

 

Al Salone Internazionale del Libro di Torino, alla sezione Salone Off, anche l’incontro e discussione con il pubblico del libro di poesie Senza patria

Irma Kurti, poetessa e scrittrice di origine albanese presenta sabato 20 maggio 2017 davanti al pubblico torinese la sua nuova raccolta di poesie intitolata: “Senza patria”.

L’incontro promosso da Aperipo-Etica, rassegna di cultura, poesia e letteratura contemporanea e l’Associazione culturale Periferia Letteraria, in collaborazione con La Vita Felice, Lombroso 16 e Radio Banda Larga si svolgerà alle ore 18.30 presso i locali del Centro Culturale “Lombroso 16” a Torino (Via Cesare Lombroso 16). La rassegna giunta alla terza edizione, è patrocinata dalla Circoscrizione 8 Città di Torino ed è curata da Salvatore Sblando, poeta e operatore culturale attivo sul territorio.

Nella prefazione del libro, la giornalista Grazia Pia Licheri scrive: “Con un linguaggio semplice e lineare, la poetessa Irma Kurti ci offre ancora una volta una babele di sensazioni attraverso il suo flusso di coscienza, una sorta di diario in versi che apre le porte della riflessione a temi intimi ed esistenziali. Irma Kurti arriva dritta al cuore del lettore; è allora l’emozione stessa a prendere parola attraverso un ricordo, un’immagine, un pensiero, descritti in maniera così puntuale da consentire a chi legge di entrare in punta di piedi nella vita dell’autrice, pur continuando ad indossare i propri panni.”

Il libro “Senza patria” è stato appena aggiudicato il premio speciale ”Targa della International University of Peace Switzerland” al concorso letterario internazionale “Universum” in Svizzera.

Sempre il 20 maggio, Kurti sarà presente anche al Padiglione 2, stand H 41 del Salone Internazionale del libro a incontrare i lettori e ad autografare l'ultimo suo libro "In assenza di parole". L'appuntamento dalle 15:30 alle 17:30.

Irma Kurti ha pubblicato quindici libri in lingua albanese, nove in lingua italiana e tre in inglese. Ha vinto numerosi premi e riconoscimenti letterari in Italia e nella Svizzera Italiana.

 

 

 

 

Giovedì 11 maggio 2017, ore 9.30 -13.30, all’aula rossa di Villa Ruspoli, piazza Indipendenza 9

Si chiama “Cultura giuridica e riforme costituzionali in Albania - Itinerari e prospettive tra modelli europei e specificità nazionali”, il convegno che si terrà giovedì prossimo, 11 maggio a Firenze (all’aula rossa Villa Ruspoli piazza Indipendenza 9). Organizza l’evento il Dipartamento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze in collaborazione con la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Tirana, la Scuola della Magistratura, l’Istituto di studi legali “B. Benussi”, con il patrocinio dell’Ambasciata dell’Albania presso l’Italia.

Durante la mattinata, dalle ore 9.30 alle 13.30, numerosi professori di diritto costituzionale, amministrativo, penale, di storia del diritto, di diritto romano e diritti dell’antichità, di sistemi giuridici comparati, albanesi e italiani, prenderanno la parola per discutere sui diversi aspetti della cultura giuridica e riforme costituzionali in Albania, mettendole a confronto con quelle europee, italiane in particolare.

Di seguito il programma del convegno (clicca sull'immagine per ingrandirla):

 

 

Nga sot deri më 9 maj, 230 artistë të rinj nga 23 vende të Europës dhe Mesdheut, do të kthejnë Tiranën dhe Durrësin në një qendër ndërkombëtare arti, të gjallëruar nga veprimtari të shumta që do të mbahen në kuadrin e Bienales së Mesdheut të artistëve të rinj që këtë vit ka si temë Shtëpinë

Tiranë, 4 maj 2017 - Për herë të parë Shqipëria është vendi pritës i Bienales së artistëve të rinj nga Evropa dhe Mesdheu, veprimtari shumëdisiplinore që çdo dy vjet mbahet në një vend të Evropës e ku artistë të rinj, 18-34 vjeç, sjellin vepra e performanca bashkëkohore sipas temës së propozuar nga Drejtori Artistik.  

Edicioni i këtij viti, i promovuar nga BJCEM - Association Internationale pour la Biennale des Jeunes Créateurs d'Europe et de la Méditerranée, i organizuar nga Ministria shqiptare e Kulturës në bashkëpunim me Bashkinë e Tiranës, Durrësit, Krahinën e Puglia-s, sjell në Shqipëri 230 artistë të rinj nga 23 vende të Evropës dhe Mesdheut, që ministrja e Kulturës Kumbaro konsideron "23 ura dashurie për “Mediterranea 18” që lidhin Evropën dhe Mesdheun me Tiranën dhe Durrësin duke i kthyer këto të fundit në një shtëpi të madhe mikpritëse idesh, vizioni dhe emocioni”. Ndër këta artistë, 32 përfaqësojnë Shqipërinë dhe 8 përfaqësojnë Kosovën.

Tema e këtij edicioni të Bienales së artistëve të rinj të Mesdheut dhe Europës  është “Shtëpia” e përbërë nga 4 elementë: Histori + Konflikt + Ëndërr + Dështim, që drejtori artistik i Bienales Driant Zeneli shpjegon kështu: “… Historia, me të cilën nënkuptohet bagazhi i madh i historive personale, të ngulitura në kujtesë apo të harruara; konflikti, si gjendje njerëzore ndaj hapësirës fizike ku ne bashkëjetojmë; ëndrra si projekti i shtëpisë, si e drejta themelore e njeriut për të qenë të lirë të zgjedhim dhe të dëshirojmë shtëpinë tonë, reale apo imagjinare; dështimi, si rezistenca e brendshme e përpjekjeve të ndryshme, tjetërsuar përgjatë rrugës në kërkim të shtëpisë së ëndrrave”.

Ekipi i kuratorëve vjen nga vende të ndryshme e secili prej tyre ka mbi shpatulla përvojë të vyer në disiplinën e tyre përkatëse:

Drejtor Artistik i Bienales është Driant Zeneli;
Jonida Turani ka kujdestarinë e Arteve të Aplikuara;
Maja Ciric, kujdestarinë e artit vizual;
Ema Andrea, kujdestarië e Performancës;
ALA Group / Maria Rosa Sossai të Krijimit Letrar;
Alban Nimani & Rubin Beqo / Qendra Tulla të Kuadrit të Muzikës;
Eroll Bilibanit i është besuar kujdestaria e Filmit.

230 artistët e  përzgjedhur do të ekspozojnë në Tiranë dhe Durrës nga 4 deri në 9 maj 2017, në shumë hapësira nga më të ndryshmet e të pazakontat si Pazari i Ri, Universiteti Metropolitan, Vila 31-ish rezidenca e Enver Hoxhës, Gallery 70, Shtëpia e Gjetheve, Shtëpia e Helidon Gjergji, Bunk'Art 2, Reja - The Cloud Installation, Kulla e Sahatit, Parku Rinia, Amfiteatri i Durrësit.

Ceremonia e hapjes së Bienales XVIII të Mesdheut  do të mbahet sot, 4 maj, në orën 18:00, në Parkun Rinia të kryeqytetit.

Ekspozitat do të jenë të hapura për publikun deri më 28 maj 2017.

Vigjilja

Diçka e veçantë parapriu ditën e sotme: një para-Bienale që nisi në Bari, e konceptuar si një rrugëtim metaforik: rreth 120 artistë, mendje të reja krijuese të ardhura nga e gjithë Europa, morën anijen nga Bari në Durrës dhe gjatë natës në bord morën pjesë në një bisedë të moderuar nga gazetarja dhe kritikja italiane Manuela Gandini, rreth veprës që mban firmën e Michelangelo Pistoletto-s dhe Juan Sandoval-it: “Deti Mesdhe – Karrige Dashuri Diferencë”, e kompozuar me gjashtëdhjetë karrige që vijëzojnë hartën e Mesdheut.

Bashkë me artistët e rinj të Bienales dhe drejtorin artistik, Driant Zeneli, të pranishëm edhe të ftuar të veçantë, mes të cilëve: Cathryn Drake, Ettore Favini, Adrian Paci, Gilad Ratman, Said Murad, Alicia Knock, Gabi Scardi, Costas Varotsos, Alessandra Galletta, Roland Sejko, Stefano Rabolli Pansera, Daniele Capra, Anna Daneri.

 

 

Con il suo romanzo, tra la farsa e la tragedia, Aliçka racconta agli italiani la dittatura e i vari strati della prigionia albanese

Il romanzo Il sogno italiano di Ylljet Aliçka sbarca a Roma, molto piu felicemente dei personaggi del suo libro conosciuto in Albania con il titolo Valsi i Lumturise, edito da Toena. Il titolo albanese è stato preso in prestito dalla canzone “Valzer per un amore” del cantautore italiano Fabrizio De Andrè, personaggio a cui lo scrittore è stato da sempre affezionato prima come fan, poi come amico.

Pubblicato in Italia dalla casa editrice Rubbettino, con la traduzione di Giovanna Nanci, il libro è stato presentato venerdì pomeriggio nella sala della Chiesa Valdese a Piazza Cavour, un posto molto suggestivo per la sua storia e per essere nel cuore della Capitale. L’incontro è stato il frutto della collaborazione tra l’Associazione “Occhio blu - Anna Cenerini Bova”, rappresentata dall’Ambasciatore Mario Bova, che ha ricoperto il ruolo più alto della rappresentanza dello stato italiano in Albania durante il periodo 1999-2003, il mensile di religione, politica e società “Confronti” e dalla casa editrice Rubbettino che sta pubblicando una serie di autori albanesi e in questo momento sta lavorando al prossimo libro di Visar Zhiti. Presente all’incontro anche l’autore albanese, Ylljet Aliçka, che ha iniziato a scrivere in età adulta guadagnando velocemente molti punti nella gerarchia della letteratura albanese del post-dittatura.

Aliçka ha parlato della nascita del libro che prende vita partendo da un trafiletto letto sul “Il Corriere della Sera” tanti anni fa, della sua idea del pianto, di come gestire la memoria.
“La famosa storia di Popa è diventata una storia sociale” dichiara lo scrittore. “Il mio libro parla di personaggi che si aspettano la felicità. Io non sono sociologo ma mi interessa molto la sociologia” dice lui, spiegando la sua idea attraverso uno degli episodi più tragicomici del libro: “Il modo in cui la gente piange la morte del dittatore è molto complesso, perché giocano ruoli importanti la paura e la finzione”, spiega Aliçka. C’è da dire che, nonostante i personaggi siano realmente esistiti, il romanzo è frutto dell’immaginazione dell’autore prendendo solo spunti dalla storia vera.

Durante l’incontro, per il pubblico, sono stati letti piccoli brani cruciali del libro e hanno parlato diverse personalità della cultura italiana e di quella albanese, presenti in Italia.

L’antropologo e professore dell’Università di Messina Mauro Geraci, bravo conoscitore della letteratura contemporanea albanese, considera la farsa del funerale del dittatore Hoxha come un “teatro delle lacrime”.

L’autore ha una capacità non comune di adottare registri narrativi diversi sulle differenti situazioni che descrive”, interviene l’Ambasciatore Bova.  “Per raccontare il regime ricorre alla farsa, un po’ alla commedia all’italiana come diceva Dario Fo, e ricorre invece alla tragedia per quello che dovrebbe essere il momento felice della storia, ovvero l’arrivo e la vita in Italia dei sei fratelli Tota” In Italia loro pensavano di trovare la libertà, la dignità e forse anche l’amore, di avere una ricompensa per quei 5 anni passati nel seminterrato della ambasciata italiana a Tirana”. In realtà hanno trovato un calvario burocratico che li ha sconfitti nel libro così come nella vita.  

All’incontro ha dato il suo contributo anche il sociologo Rando Devole che punta a farci vedere, attraverso la lettura, grandi temi come la libertà. “In questo libro ci sono i muri, la prigione in diverse fasi e grandezze. Il libro stesso si costruisce come una grande prigione a strati, come le matriosche russe. I protagonisti scappano da una prigione per cadere in altre prigioni”. Per il sociologo, nella storia, si nota chiaramente lo spaesamento degli protagonisti: sono senza punti di riferimento, senza paese. “È più facile sopravvivere a muri, guardie e serrature ma è molto più difficile gestire la libertà”, dice Devole che sottolinea che per un lettore italiano certe sfumature purtroppo passeranno inosservate, cosa che non succede al lettore albanese, sopratutto a chi ha vissuto sulla pelle quell’epoca difficile.  

“Il sogno Italiano” è stato considerato dal giornalista e scrittore Oliviero La Stella come un potente romanzo kafkiano perché la burocrazia descritta nel libro è simile a quella di Kafka nel suo romanzo inconcluso “Il Castello”, ma l’Ambasciatore Albanese presso la Santa Sede, lo scrittore e poeta Visar Zhiti ha obiettato dicendo che “il pessimismo di Kafka è negativo, quello di Aliçka è positivo”. Zhiti ha concluso dicendo che “Ylljet ha ammesso di non aver mai conosciuto i veri personaggi della storia ma è come se li avesse conosciuti così come tutti noi li abbiamo conosciuti, perché noi albanesi tutti siamo un po’ come il fratello di Popa”.

Zhiti ha dato il suo contributo anche sulla conoscenza vera della famiglia protagonista del libro. “Io li ho conosciuti quando venivano all’Ambasciata Albanese qui a Roma per lamentarsi della burocrazia italiana. Loro venivano nell’ambasciata del paese che avevano rinnegato per lamentarsi di quello che avevano scelto”. Un grande paradosso questo per il poeta che dice che “la patria non è un pezzo di terra, la patria è dentro ciascuno di noi. La patria non si trova o si perde, perché basta guardarsi dentro per trovarla. I personaggi del libro in realtà erano scappati dai loro stessi”.

Hanno scelto di venire in italia per una vita migliore e rivendicherano di essere gli eroi albanesi del 1985 e sentendosi tali, lasciano esterrefati il regime per il gesto loro clamoroso, mobilizzando il governo italiano al massimo, incluso il capo della ONU e ritengono di essere i grandi precursori del grande essodo della migrazione dall Albania all’Italia”, spiega Bova parlando del libro “Il sogno italiano”.

E in realto lo sono stati. L’arrivo del mercantile Vlora sulle rive italiane con 20 mila albanesi a bordo avverrà 6 anni dopo. “Serve però riconoscere il ruolo della tv italiana che a quel epoca aveva la potenza di un magnete che attirava gli albanesi verso l’Italia”, dice L’Ambasciatore considerando il richiamo delle “sirene mediatiche italiane” come “il fascino del Mulino Bianco”.

In realta non succederà per questa ragione che una famiglia albanese, appena dopo la morte del dittatore peggiore dell’Europa comunista chiedera con furbizia l’asilo politico all’Ambasciata Italiana, mettendo in difficolta non solo lo Stato Albanese e quello Italiano, ma facendo in modo che l’intero mondo guardasse verso la chiusura dell’Albania a quei tempi. La storia è un calvario che è durato 5 lunghissimi anni nel seminterrato della rappresentanza italiana a Tirana, sotto l stretta sorveglianza di circa 600 militari che hanno tenuto l’Ambasciata Italiana sotto tiro. “Ma come dicono i politici italiani di quell’epoca, loro non eranno Solženicyn e apparte truccare il contattore della luce e acqua per pagare poco, sentire le radio italiane e covare il rancore verso lo stato albanese, non facevano niente di sovversivo”. L’intera famiglia ha aderito all’idea del fratello minore Simon di fare questa pazzia e hanno varcato il cancello dell’ambasciata. La famiglia Tota (che nella realtà si chiamava Popa) era una famiglia andata in disgrazia per via del padre farmacista che durante l’occupazione si era unito all’invasione senza cambiare idea e passare con la resistenza dopo. Per questa ragione ai figli si era proibito di svolgere dei studi universitari e percio eranno obbligati a fare lavori modesti. Ma loro questa situazione vissuta solo perche ereditata da un azione del padre lo hanno vissuta male anche nelle relazioni sociali, essendosi visti come appestati. Così, con la morte del dittatore nel 1985, loro volevano come tutti partecipare al lutto e al funerale, ma non gli è stato permesso perché proprio una famiglia di declassati.

Ci sono dei spioni che prendono nota delle lacrime, singhiozzi, sofferenza per capire quanto le persone eranno fedeli al sistema e quanto fingevano. La scene delle persone che si buttano per terra, che si strappano i cappelli che si battono i pugni in testa, dobbiamo dire, che sono abbastanza divertenti durante la lettura”, conclude il suo intervento l'Ambasciatore Bova, consigliando a tutti la lettura del romanzo.

Teuta Meçi

 

Albanesi e italiani insieme per festeggiare. Sapori e musiche dei due paesi uniti dall’Adriatico si incontrano ancora una volta. Più di 120 le persone presenti
di Eliza Çoba e Federico Patacconi  

Lo scorso 17 aprile, nel corso dei tradizionali festeggiamenti di Pasquetta, in un angolo di Roma si è ballato sulle note della tallava, mangiando byrek e sorseggiando raki. Più di 120 persone hanno partecipato all’evento organizzato dall’Associazione 60 Miglia, una realtà italo-albanese che opera nell’area a nord di Scutari e realizza eventi di promozione della cultura albanese a Roma.

Gli albanesi a Roma

Molto numerosa la presenza di albanesi all’iniziativa. Grazie anche alla collaborazione con l’associazione FolEja, quasi metà dei partecipanti erano originari del Paese delle Aquile. Studenti, famiglie, anziani e anche giovanissimi, gli albanesi hanno contribuito in maniera attiva alla riuscita dell’evento. Hanno portato byrek fatti in casa, raki scutarino e la loro immancabile gioia di festeggiare insieme.
Un ulteriore esempio, dunque, dello stretto e profondo legame che unisce Italia e Albania, non solo storico ma soprattutto culturale e sociale.

 

Le associazioni

L’iniziativa si è svolta all’interno di un’area verde chiamata “Campo Socrates” un’area recuperata dai ragazzi del quartiere Roma 70 per renderla uno spazio libero per creare socialità e aggregazione. La componente dell’associazionismo è stata infatti l’altra grande protagonista di questa Pasquetta. Tante le realtà coinvolte: oltre all’Associazione 60 Miglia hanno partecipato nell’organizzazione anche Nessun dorma, l’associazione che si occupa del campo e lavora da anni nel territorio di Roma 70, e FolEja, giovane associazione di ragazzi e ragazze albanesi che vivono in Italia e vogliono valorizzare la loro cultura.

60 Miglia

L’associazione nasce sulle rive del lago di Scutari, nel villaggio di Boriç, per iniziativa di un gruppo di albanesi e italiani, per far fronte a problematiche sociali presenti nell’area e promuovere la cultura albanese in Italia. Ad oggi 60 Miglia promuove progetti e iniziative nel campo della sanità, con un centro medico che offre assistenza sanitaria di base alla popolazione di Boriç e dei villaggi limitrofi, oltre che organizzare conferenze ed eventi all’Università di Scutari sul tema della prevenzione. Indice inoltre tre borse di studio per permettere a ragazze e ragazzi della zona di poter accedere agli studi superiori nella città di Scutari. Queste borse sono realizzate in collaborazione con degli istituti superiori di Roma, i cui studenti partecipano ad un ciclo di incontri sul tema della cultura e della storia albanese. Promuove campi di volontariato e numerosi eventi in Italia dai colori kuq e zi.

La testimonianza
“Voglio imparare la lingua albanese, perche’ non voglio essere tradotto, vorrei riuscire a farmi capire da solo...”

Coì risponde Federico, giovane romano, membro dell’Associazione 60 Miglia, quando gli domando il motivo per il quale mi ha chiesto di insegnarli la lingua albanese.
Questa risposta spalanca la porta ad un nuovo approccio culturale. Si tratta di un atteggiamento che non si accontenta semplicemente di osservare la cultura del nostro popolo, bensi’ lascia intendere che i giovani italiani vogliono accostarsi a e addentrarsi nella nostra quotidianita’ attraverso il mezzo piu’ potente, la lingua.
A mio parere, questo segnale non va assolutamente trascurato ma, al contrario, va alimentato, poiche’ la nuova generazione del popolo ospitante ci sta dicendo che la storia dell’esodo albanese, a distanza di anni, si traduce in una viva testimonianza di una buona e riuscita emigrazione, nonostante le sofferenze.

 

 

 

Sono in tanti a scrivere che è l’Albania una delle mete turistiche più interessanti di quest’anno. Il numero di maggio di DOVE, mensile RCS dedicato ai viaggi, dedica alla costa, alle città e alle bellezze turistiche dell’Albania un’inchiesta e il reportage di copertina. E da quest’ultima pubblicazione prende spunto l’evento dal titolo “Sorpresa Albania - Mare, cultura, natura, turismo, tradizioni. Com’è cambiato il paese che si affaccia sull’altra sponda dell’Adriatico”, organizzato dall’ambasciata dell’Albania assieme al mensile che si terrà il mercoledì 26 aprile alle ore 18.15, a Roma presso la libreria IBS+Libraccio via Nazionale 254/255.
All’incontro, moderato dal giornalista della Repubblica Giovanni Cedrone, saluteranno e approfondiranno vari aspetti culturali, tradizionali e contemporanei del paese, Anila Bitri, Ambasciatrice dell’Albania in Italia; Simona Tedesco, Direttrice di DOVE, Fundim Gjepali, chef, e Spiro Kalemi, musicologo e compositore.
L’organizzazione dell’evento si avvale della collaborazione di IBS-Libraccio, Tring, Albania News e Shqiptari i Italisë.

 

 

 

 

I frymëzuar nga një fakt historik për të cilin populli ynë ndihet edhe sot krenar, romani i fundit i Ibrahimit rrëfen Historinë përmes historisë së Rebekës e të familjes së saj të ndarë mes Shqipërisë dhe Amerikës

Romë, 11 prill 2017 – Prej disa ditësh, ka dalë në treg “Il tuo nome è una promessa”, romani i fundit i Anilda Ibrahimit. Ashtu si edhe tre të parët, “Rosso come una sposa”, “L’amore e gli stracci del tempo” dhe “Non c’è dolcezza” edhe ky i fundit është i shtëpisë botuese Einaudi me të cilën shkrimtarja e mirënjohur ka ndërtuar një bashkëpunim të frytshëm nga viti 2008.

Për “Il tuo nome è una promessa” Ibrahimi është frymëzuar nga një fakt historik për shumë kohë thuajse i panjohur edhe për vetë shqiptarët, për të cilin sot ndihen të gjithë krenarë. Është fjala për mikpritjen e besën që shqiptarët i ofruan hebrenjve gjatë luftës së dytë botërore duke mundësuar që gjatë kësaj periudhe prania e tyre në Shqipëri, ndryshe nga ç’ndodhi në çdo vend tjetër të Evropës, të dhjetëfishohej.

Romani ambientohet në ditët e sotme, ka në qendër figurën e bukur të Rebekës që përmes historive të grave të brezave të shkuara të familjes së saj hedh dritë mbi Historinë. Rebeka jeton në Amerikë. Njeh pak historinë e familjes së saj por një transferim në Tiranë për punë do t’i japë mundësi të njohë nga afër botën ku e ëma e saj kaloi një pjesë të jetës së vet, ku për rreth 50 vjet i ka mbetur e mbyllur si në burg tezja.

“Anilda Ibrahimi di të rrëfejë lidhjet e gjakut të thyera nga Historia duke treguar që, thellë-thellë, mes largimit dhe kthimit nuk ka asnjë ndryshim” shkruan shkrimtari i njohur italian Diego De Silva.

“Historia ka gjithnjë një emër gruaje në romanet e Anilda Ibrahimit Reflekton guximin e nënave, pasiguritë e nuseve, ëndrrat dhe zhgënjimet e bijave. – shkruan për Il Piccolo kritiku letrar Alessandro Mezzena Lona – Anilda rrëfen britmën kafshërore të Fuqisë, dhunën e verbër të racizmit, forcën e shurdhër të dogmatizmit me lotët e buzëqeshjet e vajzave që mësojnë të durojnë në heshtje”.

Edhe në këtë roman Ibrahimi dallohet për gjuhën e saktë, të zhdërvjelltë të cilës nuk i mungojnë tonet e humorit që të sjellin buzëqeshjen në fytyrë edhe në histori të dhimbshme e të ndera si ato të rrëfyera në të.

 

Convegno organizzato dall'associazione Integra onlus in collaborazione con CNEL con il patrocinio dell'Amabasciata dell'Albania a Roma, dell'Universita di Salento e della Lega italiana dei diritti dell'Uomo e con media partner Mariatv.it, Albania News e Shqiptari i Italisë.

Riflessioni sull'Accoglienza e sull'Integrazione dei migranti giunti in Italia, ieri dal Mar Adriatico e oggi dal Mar Mediterraneo. Sono questi i temi al centro di un importante convegno che si terrà a Roma il  28 Marzo 2017 (dalle ore 10.30 alle 13.00), presso il Parlamentino del C.N.E.L  (viale Davide Lubin, 2) dal titolo "Quali Politiche Migratorie a 20 Anni dalla Tragedia della Kater i Radës sul Canale di Otranto (1997-2017)”.  

L'iniziativa è promossa da Integra Onlus e da O.N.C. del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, con il Patrocinio dell'Ambasciata della Repubblica di Albania in Italia, della Lega Italiana dei Diritti Umani (Lidu), nonché dell'Università del Salento.

Il convegno vuole commemorare il  ventennale della tragedia della motovedetta  albanese Kater i Rades, che fu affondata nel Canale di Otranto il 28 Marzo 1997, provocando molte vittime, specie donne e bambini, con la riproposizione della cronaca di quella odissea, in particolare attraverso la testimonianza di due testimoni: Francesco Vetruccio, l'allora Sindaco di Otranto e il regista albanese Roland Sejko, autore di "Anija", vincitore del premio David di Donatello 2013 come miglior documentario, una parte del quale è dedicato proprio alla drammatica vicenda.  

A questa commemorazione renderanno omaggio, anche gli altri organizzatori dell'evento, a partire da Antonio Di Matteo, Presidente dell'O.N.C. - CNEL, Antonio Stango, Presidente della LIDU Italia, nonchè dal Prof. Fabio Pollice, Direttore del Dipartimento di Storia, Società e Studi sull'Uomo dell'Università del Salento.

Il saluto dell'Ambasciatore della Repubblica di Albania in Italia, S.E. Anila Bitri Lani, sottolineerà la sentita partecipazione di tutta la comunità Albanese, sia in Patria che in Italia, per una drammatica pagina di storia della sua migrazione, per non dimenticare, affinchè lutti del genere non abbiano più a ripetersi.

Da queste premesse si svilupperà il successivo dibattito, a cui prenderanno parte il Rando Devole, sociologo, profondo conoscitore dei fenomeni migratori, specie della migrazione albanese in Italia, seguito dall’intervento di Claudio Martelli, già Ministro della Giustizia, padre dell'omonima Legge n.38 del 1990 che normò la materia, intervenendo anche per favorire il rispetto dei diritti umani nell'allora Albania comunista. Poi l'On. Khalid Chaouki, membro della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, porterà il suo contributo di cittadino nato in Marocco, ma naturalizzato in Italia, profondo conoscitore di tutte le dinamiche migratorie, specie nel quadrante del Mediterraneo.

L'ultimo contributo programmato sarà affidato al Ministro Plenipotenziario, S.E. Fabrizio Petri, in qualità di Presidente del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani, presso la Farnesina, alla luce della sua grande esperienza sul tema cruciale dei Diritti Umani, sempre più a rischio, non solo al di fuori della vecchia Europa.

Le conclusioni saranno tratte da Klodiana Cuka, Fondatrice e Presidente di Integra Onlus, anche a nome degli altri coorganizzatori dell'evento, che rappresenta l'ultimo di una serie di confronti, a valenza internazionale, già promossi da questa Onlus di recente con la stessa Ambasciata Usa in Italia. I lavori saranno coordinati dal Dr. Giuseppe Caporaso (TV 2000), con la diretta in streaming assicurata da Maria Tv, con i Media Partner: Albania News e Shqiptari i Italisë.

L'iniziativa sarà completata dalla visione delle due Mostre Fotografiche “Integra...Azione" di Integra Onlus e "Il Sogno Italiano" dell'Unniversità del Salento - Dipartimento di Storia, Società e Studi sull'Uomo, che raccolgono le immagini più significative del dramma delle migrazioni.