Veprimtari - Shqiptari i Italisë

Nell’ambito degli appuntamenti Narrazioni interculturali, la biblioteca organizza un incontro con la giornalista Albana Temali dedicato al fenomeno delle vergini giurate in Albania prendendo spunto dal romanzo di Dones

Con la loro Non mi avete fatto niente, i due cantautori Ermal Meta e Fabrizio Moro hanno vinto la 68esima edizione del Festival di Sanremo. Al secondo posto Lo Stato sociale con Una vita in vacanza, al terzo Annalisa con Il mondo prima di te.
Dato per favorito ben prima che si alzasse il sipario di Sanremo, dopo esser stato sospeso per un giorno e aver temuto la squalifica, il loro brano - ritenuto conforme al regolamento del Festival dopo un’accurata verifica - ha conquistato tutti: pubblico in sala e a casa, sala stampa e giuria di qualità.
I due ragazzi, sempre distinti per le loro canzoni dai testi intensi e toccanti, piaciuti molto al pubblico e sempre apprezzati alle giurie dei festival precedenti, questa volta hanno portato “Non mi avete fatto niente”, un brano dal tema quanto delicato tanto attuale, il terrorismo, le guerre, che non può piegarci però, come dice proprio il titolo. Il loro brano, sempre tra i più apprezzati, ha acquisito una forza maggiore interpretato in tri con un altro cantautore, Simone Cristicchi. Leggendo la lettera che il parigino Antoine Leiris postò su Facebook dopo la strage del Bataclan del novembre 2015 in cui perse la vita la moglie, Cristicchi ha elettrizzato l’atmosfera dell’Ariston e dopo, il testo toccante il ritmo serrato hanno fatto il resto.
"Nessun senso di rivalsa, solo tanta felicità" dichiarano a caldo i vincitori. "Non abbiamo mai pensato ai pronostici, se ci avessimo pensato saremmo entrati in ansia da prestazione", dice Meta. “Quello di Sanremo è un palco che fa paura - aggiunge Moro, ma quando vai su un palco pensi a fare quello che sai fare. Io ho cominciato a salire sul palco quando avevo sedici anni, ora ne ho quarantatrè".
I due cantautori, infatti, pur essendo giovani, a Sanremo sono ben conosciuti. Ermal Meta era già salito quattro volte sul palco del Festival, con i suoi gruppi e da solo, e altre due volte è stato autore di canzoni portate al festival da altri artisti. Mentre per Fabrizio Moro, quest’ultima con Meta è la sua sesta partecipazione.
Per tutti e due, però, questa di stanotte
è la prima vittoria nella categoria principale del Festival di Sanremo. Inoltre, questa volta i due cantautori si sono meritati anche il premio TimMusic per la canzone più ascoltata sulla piattaforma App.

Stasera di nuovo sul palco del festival di Sanremo

Roma, 8 febbraio 2018 – Dopo 36 ore di incertezze su quello che è diventato ormai il caso del Festival, arriva il verdetto dei giudici: “il brano Non mi avete fatto niente è "conforme ai requisiti previsti dal regolamento". Quindi, Ermal Meta e Fabrizio Moro saliranno di nuovo sul palco per la seconda esibizione, dopo la sospensione di ieri. Contenti oltre a loro due, anche migliaia di loro simpatizzanti che non hanno mai fatto mancare il loro sostegno ai due cantautori, scatenandosi a favore della riammissione del pezzo sui social con l’hashtag #IoStoConMetaMoro.

Il dubbio se la loro canzone era o meno amissibile per il regolamento del Festival è nato il 6 febbraio, dopo la loro prima performance – molto apprezzata – durante il dopofestival. Venne fuori che il ritornello di Non mi avete fatto niente e molto simile a una canzone di tre anni fa presentata al festival ma scartata in fase di selezione. Non sono mai stati acusati di plaggio in quanto, anche l’altro Brano, Silenzio era firmato da Andrea Febo, coautore assieme a Moro e Meta anche di Non mi avete fatto niente. Il timore di squalifica nasceva dal fatto che la canzone Silenzio era già stata eseguita in pubblico (per Sanremo i brani devono essere nuovi).

Il regolameno parla chiaro: “Sussiste la caratteristica di canzone nuova nell’eventualità di utilizzo di stralci 'campionati' di canzoni già edite, sempre che questi, nel totale, non superino un terzo della canzone 'nuova' stessa". È stato apurato che “nel brano Non mi avete fatto niente – come spiega oggi il vicedirettore di RaiUno, Claudio Fasulo - la somma degli stralci utilizzati non supera il minuto e 3 secondi su una durata totale del brano stesso di 3 minuti e 24 secondi. Pertanto è inferiore al terzo dell'intero brano” Quindi, la canzone Non mi avete fatto niente è dunque nuova e resta in gara.

Che avessero preso degli stralci dall’altro pezzo i cantautori l’avevano detto anche prima della selezione, “per non sacrificare qualcosa di bello (cosa che abbiamo raccontato in più interviste) e tutti e tre insieme abbiamo scritto una NUOVA canzone con un significato completamente diverso” come hanno spiegato ieri sia Ermal che Fabrizio tramite un comunicato nei loro profili Facebook nel quale hanno raccontato anche il loro stato d’animo: “siamo molto dispiaciuti di quello che sta accadendo perché non siamo venuti al festival a prendere in giro la gente, ma per abbracciarla”.

A tutti i loro ammiratori non resta che seguire di nuovo stasera la loro esibizione e votarli da casa, augurando loro il successo meritato.

K.B. / Shqiptari i Italisë
(Ndiqni Shqiptariiitalise.com edhe në Facebook dhe Twitter) 

 

 

Pur essendo giovane, è ormai un veterano del Festival di Sanremo (quattro partecipazioni in gruppo e da solo, oltre ad altre due come autore di canzoni interpretati sul palco ta altri artisti). Parliamo di Ermal Meta, 32 anni da compiere, che questa volta torna a Sanremo in duetto con Fabrizio Moro, un altro “veterano” del famoso festival (alla sua sesta partecipazione).
I due ragazzi, sempre distinti per le loro canzoni dai testi intensi e toccanti, piaciuti molto al pubblico e sempre apprezzati alle giurie dei festival precedenti, stasera si mettono in gara con “Non mi avete fatto niente”. È un brano dal tema quanto delicato tanto attuale, il terrorismo, le guerre, che non può piegarci però, come dice proprio il titolo. Il senso del testo è chiaro: non ci arrendiamo alle vostre inutili guerre, “il mondo si rialza col sorriso di un bambino”.
In attesa di sentirli cantare sul palco e augurando loro un grande successo, vi offriamo da leggere il testo del loro brano:

Non mi avete fatto niente
di E. Meta – F. Moro – A. Febo

A Il Cairo non lo sanno che ore sono adesso
Il sole sulla Rambla oggi non è lo stesso
In Francia c’è un concerto
la gente si diverte
Qualcuno canta forte
Qualcuno grida a morte
A Londra piove sempre ma oggi non fa male
Il cielo non fa sconti neanche a un funerale
A Nizza il mare è rosso di fuochi e di vergogna
Di gente sull’asfalto e sangue nella fogna
E questo corpo enorme che noi chiamiamo Terra
Ferito nei suoi organi dall’Asia all’Inghilterra
Galassie di persone disperse nello spazio
Ma quello più importante è lo spazio di un abbraccio
Di madri senza figli, di figli senza padri
Di volti illuminati come muri senza quadri
Minuti di silenzio spezzati da una voce
Non mi avete fatto niente
Non mi avete fatto niente
Non mi avete tolto niente
Questa è la mia vita che va avanti
Oltre tutto, oltre la gente
Non mi avete fatto niente
Non avete avuto niente
Perché tutto va oltre le vostre inutili guerre
C’è chi si fa la croce
E chi prega sui tappeti
Le chiese e le moschee
l’Imàm e tutti i preti
Ingressi separati della stessa casa
Miliardi di persone che sperano in qualcosa
Braccia senza mani
Facce senza nomi
Scambiamoci la pelle
In fondo siamo umani
Perché la nostra vita non è un punto di vista
E non esiste bomba pacifista
Non mi avete fatto niente
Non mi avete tolto niente
Questa è la mia vita che va avanti
Oltre tutto, oltre la gente
Non mi avete fatto niente
Non avete avuto niente
Perché tutto va oltre le vostre inutili guerre
Le vostre inutili guerre
Cadranno i grattaceli
E le metropolitane
I muri di contrasto alzati per il pane
Ma contro ogni terrore che ostacola il cammino
Il mondo si rialza
Col sorriso di un bambino
Non mi avete fatto niente
Non avete avuto niente
Perché tutto va oltre le vostre inutili guerre
Non mi avete fatto niente
Le vostre inutili guerre
Non mi avete tolto niente
Le vostre inutili guerre
Non mi avete fatto niente
Le vostre inutili guerre
Non avete avuto niente
Le vostre inutili guerre
Sono consapevole che tutto più non torna
La felicità volava
Come vola via una bolla

 

Konferenca si “Rrugëtimi shqiptar, nga emigracioni në Itali te integrimi evropian” janë skena të shkëlqyera prezantimi të komunitetit shqiptar në Itali, nga të cilat mund të dalin në dritë jo vetëm vlera e shtuar që ky komunitet sjell në zhvillimin e Italisë dhe të Shqipërisë por edhe domosdoshmëria e një vëmendjeje më të madhe ndaj tij nga klasat politike e qeveritëse të të dyja vendeve

Në 29 janar u zhvillua në Romë një konferencë interesante me temën ”Itinerar shqiptar: nga integrimi në Itali në integrimin evropian”. Organizatorë ishin Shoqata kulturore italo – shqiptare Occhio Blu – Anna Cenerini Bova e Agjencia Ndërkombëtare e Negocimit e Ndërmjetësimit EPOS, në bashkëpunim me Ambasadën e Republikës së Shqipërisë në Itali dhe Qendrën e Studimeve e Kërkimeve IDOS. Mbështeste iniciativën Fondacioni MIGRA. Mes pjesëmarrësve ishin ministri shqiptar për diasporën Pandeli Majko, Elly Schlein (zv/presidente e delegacionit në komisionin parlamentar të stabilizim – asocimit BE – Shqipëri) dhe eksponentë të shquar të politikës e kulturës italiane e shqiptare.

Konferenca ndahej në tre sesione, i pari i të cilëve quhej “Kontributi i emigrimit shqiptar në shoqërinë italiane”. Ky ishte sesioni më i pasur me paraqitje të dhënash statistikore, disa prej të cilave ia vlen të kujtohen. Në fund të 2017-s bashkësia shqiptare në Itali përfshin 441.838 rezidentë në këtë vend, shumica në rajonet Lombardia, Toskana e Emilia–Romanja. Të punësuarit e bashkësisë janë 52.6%, të papunët 20.4%. Shumica e të punësuarve punojnë në sektorin e ndërtimit. Në tre vitet e fundit rreth 100.000 shqiptarë kanë marrë shtetësinë italiane. Fatkeqësisht një statistikë negative shënon bashkësinë tonë: në Itali të miturit e huaj të pashoqëruar nga Shqipëria janë 1.630. Shqiptarët janë të katërtit në këtë renditje të pafavorshme. 86.5% e këtyre të miturve janë mbi 16 vjeç. Për 2017-n të dërgesat monetare të çertifikuara (të kryera përmes kanaleve formale të dërgesave) drejt Shqipërisë nga shqiptarët në Itali janë 124 milionë euro.

Ministri Majko theksoi: “Ajo që ka ndodhur me shqiptarët e Italisë mund të konsiderohet një nga eksperienca më të sukseshme të emigracionit në Europën Lindore”.

Integrimi i bashkësisë shqiptare në Itali përbën vërtet një fakt të pamohueshëm. Në këtë proces shembujt e suksesit gërshetohen me atë që mund të quhet normaliteti i të përditshmes, shembuj të panjohur për publikun por që përbëjnë atë që mund ta quajmë një integrim të realizuar. Ekziston gjithashtu edhe një bashkësi jo e pakët italianësh në Shqipëri, me brenda saj 16.000 të punësuar në anën ballkanike të Adriatikut. Mes dy vendeve ekziston një partneritet i ngushtë politik (Roma përbën një avokate të përhershme të Tiranës në rrugën e aderimit në BE) dhe ekonomik.

Sociologu Rando Devole foli për kontributin e shumëllojshëm të emigrimeve në përgjithësi e asaj shqiptare në veçanti brenda shoqërisë italiane. Nuk shpie asgjëkundi trajtimi i emigracionit me një qasje dritëshkurtër sikur të përbënte vetëm një emergjencë sepse ai është një fenomen struktural, pjesë e pashqitshme në shoqëri, ekonomi, kulturë e jetën e përditshme. Kjo njëra anë e çështjes. Nga ana tjetër mungesa strukturale e politikave aktive nga vendi i origjinës në favor të qytetarëve shqiptarë nuk ka kthyer në të shfrytëzueshëm potencialin e tyre dhe nuk ka lehtësuar ecjen e tyre në vendin e mbërritjes, ku çështje të karakterit identitar e kultural, por edhe e drejta e votës e mbrojtja sociale mbeten për t'u trajtuar.

Regjisori Roland Sejko, autor i filmit të sukseshëm "Anija", u ndal në aspektin njerëzor të marrëdhënies italianë - shqiptarë, duke theksuar se thellimi i njohjes se Shqipërisë prej italianëve vitet e fundit ka ndryshuar në mënyrë pozitive perceptimin e tyre ndaj vendit tonë.

Pjesa e dytë e konferencës ishte "Emigrimet e rikthimit". Shumë interesant relacioni i Sonila Alushit, presidente e Fondacionit MIGRA. Fokusohej mbi temën e emigrimit rrethor, që konsiston në lëvizjen fluide të personave mes vendeve të ndryshme e që mund të jetë dobiprurës për të gjithë subjektet e përfshirë nëse ndodh vullnetarisht e nëse lidhet me nevojat e tregut të punës si të vendit të origjinës, si të atij të destinacionit. Alushi theksoi se zotërimi i lejeve afatgjata të qendrimit (karta e qendrimit) e njohja e mirë e italishtes nga shqiptarët ka favorizuar ndërshkëmbimin fizik, kulturor e për motive pune mes dy anëve të Adriatikut. Ekzistenca e shoqatave të shumta shqiptare rrëzon konceptin që i sheh shqiptarët si pak të prirur drejt jetës sociale. Duke ofruar arsimim në gjuhën amtare këto shoqata luajnë një rol të pazëvendësueshëm në ruajtjen e gjuhës e kulturës shqiptare.

Pjesa e tretë e aktivitetit kishte temën "Shqipëria dhe Evropa". Pritet që brenda pak muajsh Brukseli të hapë negociatat e anëtarësimit BE - Shqipëri. Esmeralda Hasani, këshilltare e ministrit Majko dhe pedagoge e së drejtës evropiane, u përqendrua tek dëshira për Evropën të shqiptarëve. Nicola Pedrazzi, kërkues i medias online Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, vërejti dy elemente kritike të kronologjisë politike shqiptare. I pari ishte fakti se në 21 korrik 2016 ndryshimet kushtetuese të lidhura me reformimin e drejtësisë kaluan në Parlament me unanimitet të plotë e pas asnjë diskutim, shenjë kjo e imponimit të tyre prej bashkësisë ndërkombëtare. I dyti përbëhet nga abstenimi i lartë në zgjedhjet parlamentare të qershorit 2017. Duhet shtuar se në këtë abstenim masiv ka ndikuar fort mungesa e së drejtës së votës për shqiptarët jashtë vendit.

Ka mbërritur koha që bashkësia shqIptare të forcojë lidhjet brenda vetes e më pas me atdheun. Ngjitës i fortë i lidhjes me atdheun do të ishte e drejta e votës. Gjithashtu ngjitës të fortë do të ishin edhe të tjera konferenca si kjo, skena përfaqësimi për një komunitet që ndryshon dita ditës dhe për vlerën e shtuar që ofron në zhvilimin e Italisë. Ky komunitet do të donte t'i përqasej Shqipërisë nënë (një vend ky në fazë ndryshimesh të ethshme) në mënyrë më bashkëpunuese edhe në terrenin politik pasi ka mundësuar për dy dekada, përmes të ardhurave prej emigracionit, që vendi amtar të ruante kohezionin e vet social.

Gjergji Kajana
Doktor në Shkenca Politike e Marrëdhënie Ndërkombëtare  

In italiano: L’Itinerario dell’integrazione albanese

 

 

Convegni come "Itinerario albanese: dall’emigrazione in Italia all’integrazione europea" possono essere ottimi palcoscenici per rappresentare il cammino della comunità albanese in Italia, il suo valore aggiunto che apporta alla crescita dell’Italia e dell'Albania. Una comunità che evolve e che meriterebbe più attenzione da tutti e due i paesi

Il 29 gennaio si è tenuto a Roma un interessante convegno intitolato “Itinerario albanese: dall’emigrazione in Italia all’integrazione europea”. Organizzatori erano l’Associazione culturale italo-albanese Occhio Blu – Anna Cenerini Bova e l’Agenzia Internazionale di Negoziato e Mediazione EPOS, in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica d’Albania in Italia e il Centro Studi e Ricerche IDOS, con il sostegno della Fondazione Migra. Partecipavano anche Pandeli Majko, Ministro per la Diaspora dell’Albania, Elly Schlein, vicepresidente della Delegazione alla commissione parlamentare di stabilizzazione e di associazione (SAPC) UE-Albania, e tanti altri esponenti di spicco della politica e cultura albanese e italiana.

Il convegno era suddiviso in tre sessioni, il primo dei quali chiamato “Il contributo dell’emigrazione albanese alla società italiana”. E’ stata sicuramente la sessione più ricca di dati e spunti statistici, alcuni dei quali vale ricordare. A fine 2017 la comunità albanese in Italia elenca 441.838 cittadini residenti in Italia, con la parte del leone nelle regioni Lombardia, Toscana ed Emilia – Romagna. Gli occupati della comunità sono il 52.6%, i disoccupati 20.4%. La maggior parte (29%) sono impiegati nel settore delle costruzioni. Negli ultimi tre anni circa 100.000 albanesi hanno preso la cittadinanza italiana. Purtroppo gli albanesi detengono anche una cifra poco edificante: i minori stranieri non accompagnati dall’Albania sono 1.630, quarta forza in Italia di questa comunità diseredata. Tra loro l’86.5% hanno più di 16 anni. Le rimesse certificate degli albanesi verso l’Albania per il 2017 sono dell’ordine di 124 milioni di euro.

Nella definizione del ministro Majko la diaspora albanese in Italia rappresenta una delle esperienze di successo più rimarchevoli della emigrazione dell’Europa Orientale.

La comunità albanese si è ben integrata in Italia. Esistono ovviamente molti esempi di successo, come esistono tantissime storie di “ordinaria" quotidianità riuscita che pur non essendo note al grande pubblico, sono quelle che determinano oggi quello che chiamiamo buona integrazione. Esiste però anche un non poco ben nutrita – viste le modeste dimensioni geografiche e demografiche dell’Albania rispetto all’Italia – comunità italiana nel Paese delle Aquile, che conta al suo interno 16000 lavoratori dipendenti. Tra i due paesi esiste uno stretto partenariato politico (Roma è uno dei più grandi avvocati dell’adesione di Tirana nell’Unione Europea) e economico.

Il sociologo Rando Devole ha parlato del contributo variegato della migrazione albanese e delle migrazioni in generale alla società italiana. Da un lato, considerare e trattare l’immigrazione come una questione straordinaria e con un approccio emergenziale non porta a nulla, perché l’immigrazione è ormai un fenomeno strutturale, quindi parte integrante del sistema Italia, nella società, nell’economia, nella cultura e nella quotidianità; dall’altro lato l'assenza di politiche attive da parte del Paese di origine, a favore dei cittadini albanesi, non ha valorizzato le loro potenzialità e non ha facilitato il loro percorso nei paesi di arrivo, dove questioni di carattere identitario e culturale, ma anche il diritto di voto, la tutela sociale, ecc. sono ancora da affrontare.

Il regista Roland Sejko, autore del lungometraggio di successo “Anija/La nave”, si è soffermato sull’aspetto umano della relazione italiani – albanesi, rimarcando che l’approfondimento della conoscenza dell’Albania negli ultimi anni ha cambiato in positivo la percezione degli italiani verso il nostro paese.

La sessione due ha trattato le “Migrazioni di rientro”. Interessantissima la relazione di Sonila Alushi, presidente della “Fondazione Migra”. Incentrato sul concetto di migrazione circolare (definizione: “il movimento fluido delle persone tra i Paesi che può essere utile a tutti i soggetti coinvolti se avviene volontariamente e se legato alle esigenze del mercato del lavoro dei paesi di origine e destinazione”), l’intervento ha sottolineato come il possesso di documenti di soggiorno di lunga durata dagli albanesi e la loro buona conoscenza dell’italiano favorisce l’interscambio non solo fisico e lavorativo ma anche quello culturale tra le due sponde dell’Adriatico. Inoltre. le numerose associazioni albanesi in Italia abbattono un concetto che vorrebbe gli albanesi poco inclini alla socialità. Offrendo, per esempio, l’istruzione nella madrelingua assolvono una funzione insostuibile nello preservamento della lingua e della cultura albanese.

La sessione tre del convegno si intitolava “Albania e Europa”. Si è, in effetti, nell’attesa che a cavallo tra primavera e estate l’UE dia la luce verde all’inizio dei negoziati di adesione di Tirana nell’Unione. Esmeralda Hasani, consigliere del ministro Majko e docente del diritto europeo, ha rimarcato la voglia di Europa degli albanesi. Nicola Pedrazzi, ricercatore di Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, ha rilevato due criticità della recente storia politica albanese: il fatto che le modifiche costituzionali del 21 luglio 2016 (riguardanti il sistema di giustizia) siano passate all’unanimità senza dibattito e siano state praticamente imposte dalla comunità occidentale al paese e l’alta astensione alle elezioni politiche di 7 mesi fa. In effetti, il mancato diritto di voto per gli albanesi residenti all’estero ha influito in questa bassa affluenza.

È arrivato il tempo che la comunità albanese rinforzi i legami tra di sè e poi anche con la madrepatria. In questo senso l’ottenimento del diritto di voto sarebbe un collante. Un collante sarebbero anche altri utili convegni come questo, palcoscenici per rappresentare una comunità che cambia, il suo valore aggiunto che apporta alla crescita dell’Italia, e che vuole approcciarsi all’Albania (anche questo in fase di dinamico cambiamento) in un senso più collaborativo anche in ambito politico dopo che le rimesse dell’immigrazione hanno mantenuto in vita per due decenni il tessuto sociale albanese.

Gjergji Kajana
Dottore in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali

 

 

 

 

Il 29 Gennaio si tiene a Roma il convegno organizzato dall’Associazione Occhio Blu - Anna Cenerini Bova e l’agenzia EPOS, che intende portare un bilancio e riflessione di oltre 25 anni d’immigrazione albanese in Italia, e del cammino dell’Albania verso l’Unione Europea. Partecipano all’evento il Ministro albanese per la Diaspora, la vicepresidente della Delegazione alla commissione parlamentare di stabilizzazione e di associazione (SAPC) UE-Albania, gli Ambasciatori dell’Albania e dell’Italia nei reciproci paesi, il Capo di Gabinetto del Ministro italiano dell’Interno e tanti altri esponenti di spicco della politica e cultura

Itinerario albanese: dall’emigrazione in Italia all’integrazione europea” è il titolo del convegno organizzato dall’Associazione culturale italo-albanese Occhio Blu – Anna Cenerini Bova e dall’Agenzia Internazionale di Negoziato e Mediazione EPOS, in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica d’Albania in Italia e il Centro Studi e Ricerche IDOS, con il sostegno della Fondazione Migra. Si terrà il 29 Gennaio, alle ore 14:00-18:30, in Spazio Europa, gestito dall'Ufficio d'informazione in Italia del Parlamento Europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Via IV Novembre 149, Roma.

Il dibattito intende fare un bilancio ed essere un momento di riflessione sull'integrazione della comunità albanese in Italia, sul valore aggiunto da essa apportato alla crescita della società italiana e albanese, sulle potenzialità dell'emigrazione di ritorno dall'Italia nella società albanese, sul cammino finora percorso e sulle nuove sfide dell’Albania verso l’integrazione europea, e nei confronti di una buona fetta della popolazione albanese emigrata.

“Indubbiamente l'aspettativa di un'aperture nel 2018 del  negoziato per l'ingresso dell' Albania in Europa ha  ispirato l'idea di una presentazione, proprio all'inizio di quest'anno,dei risultati particolarmente  positivi realizzati dall'immigrazione albanese in Italia. – dichiara per Shqiptariiitalise.com l’ambasciatore Mario Bova, presidente ell’associazione Occhio Blu-Anna Cenerini Bova, organizzatore dell’evento – Questo successo, che si è articolato in numerosi settori dell'economia e della cultura, può essere considerato come uno dei  segni  tangibili di  europeizzazione che l'Albania ha maturato nel periodo della transizione , a riprova del buon diritto del Paese ad acquisire il rango di membro dell'UE. La riflessione ci porterà inoltre ad evidenziare il valore aggiunto che nei diversi settori l'immigrazione albanese ha apportato alla società italiana e aprirà un dibattito  sulle ricadute  che è legittimo attendersi in Albania  dalla prospettiva europea”.

Sono chiamati a contribuire al dibattito nelle tre sezioni del convegno, studiosi ed esperti di migrazioni, di rapporti internazionali e di diritto europeo, esponenti di rilievo, italiani e albanesi, del mondo della cultura e della politica.

Nella prima sezione, “Il contributo dell’emigrazione albanese alla società italiana”, moderata dall’ambasciatore Bova, l'obiettivo principale sarà mettere a fuoco il valore aggiunto apportato, con diversa visibilità, dalle esperienze di integrazione degli albanesi in Italia nei vari settori della società italiana, in termini economici (aumento della produzione, del gettito fiscale, del fondo pensionistico nazionale) e in termini di cooperazione e contaminazione culturale. Attenzione sarà data altresì ai problemi con i quali la comunità albanese in Italia fa i conti ancora oggi, ai diritti civili ancora non sanciti né dalla parte albanese e né da quella italiana, alle difficoltà nel preservare l’identità. Sarà l’occasione di annalizzare la mancanza pluriennale dell’attenzione dello stato albanese nei confronti della diaspora e le recenti promesse del governo; di parlare delle seconde generazioni degli albanesi in Italia, spesso stranieri in Albania e non pienamente riconosciuti in Italia; di focalizzarsi su temi come la partecipazione attiva al processo decisionale sia in Italia che in Albania; senza dimenticare problemi tangibili che non sono ancora stati realizzati, come l'accordo bilaterale sulla protezione sociale, il diritto di voto, l'insegnamento della lingua albanese, ecc.

Porteranno il loro contributo su questi temi, relatori come Tatiana Esposito, Direttore Generale del Ministero del Lavoro, Rando Devole, sociologo e pubblicista, studioso dell’emigrazione albanese, Ugo Melchionda, Presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS (editore del Dossier Statistico Immigrazione), Roland Sejko, regista e giornalista (autore di Anija che racconta l'emigrazione albanese in Italia, vincitore di David di Donatello 2013 come miglior documentario, fondatore di Bota Shqiptare, primo periodico per gli albanesi in Italia), Francesco AltimariProfessore di lingua e letteratura albanese all’Università della Calabria, Anila Husha, esperta di immigrazione al Ministero del Lavoro, Gentian Alimadhi, avvocato che ha partecipato alle ultime primarie del centro sinistra per il candidato sindaco alle ultime amministrative di Parma. Suscita particolare interesse la partecipazione in questa sezione del Ministro di Stato per la Diaspora, Pandeli Majko, che avrà l’opportunità di raccontare ciò che è stato fatto per la diaspora nei primi 100 giorni del governo Rama 2 e degli obiettivi concreti che intende raggiungere in questi anni del mandato.

La seconda sezione, “Migrazioni di rientro” avrà come espressione-chiave la “Cultura democratica europea”. 
Larghi strati degli albanesi emigrati in Italia hanno interiorizzato i principi della cultura democratica europea e raggiunto livelli di know-how europeo nella loro istruzione e formazione professionale. 
I loro comportamenti sociali riflettono sempre più i codici del Paese di accoglienza. Tali codici acquisiti consentono agli albanesi che rientrano di sviluppare cooperazione tra le due economie e le due culture e promuovere fenomeni reciproci di conoscenza e di crescita.

Moderata da Rando Devole, in questa sezione prenderanno la parola Alberto Cutillo, Ambasciatore d’Italia in Albania, Milva Ekonomi, Parlamentare, già Ministro albanese per l’economia e il turismo,  Donika Hoxha, Direttore Generale al Ministero degli Esteri albanese,  Endri Xhaferaj, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) - Sede di Tirana,  Sonila Alushi, Presidente della Fondazione Migra.

La terza sezione, "Albania ed Europa", intende fare luce sulla strada percorsa e sulle nuove sfide dell’Albania verso l'integrazione nell'UE. In un momento cruciale quando a Bruxelles si discuterà il pacchetto di allargamento e la possibilità di aprire i negoziati con Tirana. I relatori di questa sezione cercheranno di rispondere a domande come: Cosa rappresenta l'UE per gli albanesi? Come è cambiata l’opinione pubblica in Albania nell’ambito dell’integrazione europea? Cosa cambia per gli albanesi una volta entrati nell’Unione Europea? Cosa pensa il Parlamento Europeo dei risultati conseguiti dall'Albania fino ad ora?

Anche in questa sezione, al dibattito contribuiranno esperti e politici di alto livello: Elly Schlein, esperta di diritto europeo, europarlamentare italiana, vicepresidente della Delegazione alla commissione parlamentare di stabilizzazione e di associazione (SAPC) UE-Albania, Esmeralda Hasani, Consigliere del Ministro per la Diaspora, Germano Dottori, Docente di Studi Strategici all’Università Luiss-Guido Carli e Consigliere scientifico della rivista Limes, Nicola Pedrazzi, storico, giornalista, esperto dei rapporti italo-albanesi, ricercatore dell’Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa. Modererà questa sezione Emanuela C. Del Re, Presidente di EPOS, docente di sociologia all’Università Nicolò Cusano di Roma.

Saluteranno il convegno l’Ambasciatrice dell’Albania in Italia, Anila Bitri, e il Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno, il Prefetto Mario Morcone.

Aprirà e chiuderà i lavori, il presidente dell'associazione Occhio Blu-Anna Cenerini Bova, l'ambasciatore Mario Bova. In apertura del convegno, l’Agenzia EPOS presenterà un video di 5’ con cifre, dati ed altri elementi di successo che caratterizzano e hanno caratterizzato l’emigrazione albanese in Italia.

La partecipazione al convegno è libera, ma visto il numero limitato di posti, è necessario confermare la partecipazione (indicando nome e cognome), inviando una mail alla segreteria organizzativa entro il 24 gennaio all’indirizzo milena.butto[at]virgilio.it.

Shqiptari i Italisë
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Në gjuhën shqipe: Rrugëtimi shqiptar: nga emigrimi në Itali në integrimin evropian

 

 

 

Dy veprimtari të njëpasnjëshme, më 16 janar, ceremoni përkujtimore pranë monumentit të heroit kombëtar në sheshin Albania në Romë e një ditë më pas një konferencë me titull “Scanderbeg, l’eroe che unisce"

Il pomeriggio del 29 dicembre, una delle sale del Museo Napoleonico si è trasformata in un magico palcoscenico, sul quale il soprano Ana Lushi e la pianista Kozeta Prifti hanno regalato al pubblico un’esibizione senza precedenti di musica lirica e musica tradizionale albanese, rendendoci fieri della loro innata bravura
di Eliza Çoba